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“Fino a 80mila Euro a famiglia”: direttiva Green, costi folli. Ma chi paga? Stop alle caldaie a gas. Italia contraria (VIDEO)

Pubblicato: 13/04/2024 13:05

Ora la tanto temuta “direttiva europea delle Case Green” dell’Unione Europea è diventata legge e non c’è più da scherzare. L’Ecofin ha trovato la maggioranza, mentre Italia e Ungheria hanno votato contro la direttiva. Il Ministro dell’Economia Giorgetti, di solito piuttosto allineato con le decisioni di Bruxelles, ha subito espresso la sua preoccupazione: “Il problema è chi paga”, ha detto, riferendosi ai costi improponibili per molte famiglie. Che si troveranno a dover pagare fino a un massimo di 80.000 Euro per adeguare i loro appartamenti. Il Ministro, nelle interviste rilasciate, è parso molto preoccupato e anche contrariato. La domanda di fondo, quindi, e una: dove trovare i soldi per coprire spese che la maggior parte dei privati non potrebbero permettersi. (continua dopo il video)

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LO STOP ALLE CALDAIE A GAS

Confedilizia ha giudicato il testo finale “inaccettabile”. La direttiva prevede che già nel 2028 i nuovi edifici residenziali pubblici dovranno essere a emissioni zero. Tutti gli altri saranno da efficientare entro il 2030. Ma la mazzata per famiglie e possessori di case non si ferma ai lavori da effettuare negli appartamenti. Perché è stato deciso lo stop alle caldaie a gas con una modalità fortemente punitiva. Dal 2040 scatterà lo stop totale al loro utilizzo. Ma già dal 2025 le caldaie alimentate a gas non riceveranno più sussidi, che saranno riservati solo a quelle ibride. (continua dopo la foto)

UNA MAZZATA PER LE CASE DI PERIFERIA

Dal punto di vista dei costi, il paradosso è che i costi più alti li avrà chi ha meno disponibilità economiche. Le case italiane, in media, sono più vecchie di quelle europee; l’84% degli immobili è stato costruito prima del 1990. E sono soprattutto le case di periferia ad appartenere alle classi più basse di certificazione energetica. Mentre nelle zone di pregio, le case appartenenti alle classi energetiche più alte sono il 45%. Per raggiungere gli obiettivi della direttiva sulla riduzione del consumo energetico, nel nostro Paese bisognerà intervenire rinnovando il 43% degli edifici residenziali. Cioè ben 5 milioni di edifici. Per arrivare a un -20-22% di consumi nel 2035, bisognerà rinnovarne 2 milioni. Con un ritmo di lavori simile a quello del Superbonus. E la domanda, ancora una volta. è: chi paga? Il Governo è già scottato da ciò che è successo con il Superbonus, e trovare le coperture per una simile mole di spesa appare davvero complesso.

I “CAPPOTTI” DEGLI EDIFICI E LE POMPE DI CALORE

La stima della Commissione Europea stima è che entro il 2030 saranno necessari 275 miliardi di Euro di investimenti annui per la svolta energetica. Ben 152 miliardi in più delle risorse utilizzate attualmente. Anche se la Ue chiede di “sostenere le famiglie più deboli”, non sono previste cifre aggiuntive ai già esistenti Fondi Sociali per il Clima. Anche se i proprietari di appartamenti non sono sottoposti a prescrizioni dirette da parte della Ue, nelle unità immobiliari bisognerà discutere di infissi e pompe di calore. Il che significa, per fare due esempi, una spesa pro capite di 23.000 Euro per serramenti e pompe e di 48.000 per cappotto, caldaia a condensazione e serramenti. Ma in quanti si potranno permettere una spesa simile, se non interverranno aiuti statali ed europei?

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