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Barbero: “Mio nonno fascista fucilato dai partigiani, ma la memoria non basta: serve la storia”

Pubblicato: 24/04/2024 11:00

Un tema che continua a far discutere, quello delle posizioni del governo Meloni sul tema dell’antifascismo. E sempre più caldo con l’avvicinarsi dei festeggiamenti del 25 aprile. Il monologo censurato del giornalista Scurati ha provocato feroci polemiche e tantissime accuse. E nei talk show italiani non si continua a parlare d’altro. A diMartedì, Floris ha ospitato lo storico Alessandro Barbero, cercando di fare il punto con lui sulla situazione. E cercando di capire come sia possibile conciliare un Paese che sembra mostrate due anime in merito a un evento storico che pure ci dovrebbe vedere orgogliosi.

“Il problema di quella parte d’Italia che ha insegnato ai bambini in casa che la resistenza era fatta da criminali – ha spiegato Barbero – è che effettivamente in quel momento tanti italiani stavano dall’altra parte. Tanti italiani hanno sofferto nella guerra partigiana, tanti italiani si sono sentiti sconfitti”.

“Molti di quelli hanno raccontato a figli e nipoti che i partigiani erano criminali – ha aggiunto Barbero – solo partendo da quello che avevano vissuto. Anche io avevo un nonno fascista che è stato fucilato dai partigiani”. Lo storico ha ricordato la sua storia famigliare con una punta di commozione, lanciando però poi un appello: “La memoria personale non basta, perché ognuno ha la sua. Bisogna arrivare alla storia, che significa che io capisco il tuo punto di vista ma tu non puoi restare chiuso dentro questa cosa”.

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