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Il laboratorio Lucano: cos’è successo davvero in Basilicata

Pubblicato: 24/04/2024 16:56

Non ci sono scienziati, di questi tempi l’intelligenza politica è merce rara, eppure, in maniera accidentale, in un Paese che non ha logica, vedi il voto dell’Europarlamento, all’improvviso accade un esperimento casuale: la Basilicata. Cosa è successo in Basilicata? È riemerso un Cetaceo sommerso, dimenticato, affondato dal maggioritario. La Megattera dei moderati, da non confondere con la Balena Bianca democristiana, che pure Dickens narrò per la sua potenza.

Se osserviamo il risultato elettorale senza schieramenti i populisti, la somma di Lega e 5stelle, sono passati dal 55 al 15%, il che significa che la febbre da cui era affetto il sud o si è cronicizzata o e scomparsa. Non vince dietro a Bardi il destracentro alla guida del Paese, ma un nuovo centrodestra. La somma delle liste di Calenda, si scrive Azione ma si legge Marcello Pittella, e di Renzi superano il 15% se si aggiungono i moderati di FI la somma va al 28%. Nel campo opposto la lista moderata di ispirazione cattolica di Chiorazzo va al 12%. Se non ci fosse stato il guastatore Conte, e Chiorazzo fosse stato candidato, forse i moderati dell’altro lato sarebbero confluiti in questo schieramento, a parte FI che è partito satellite, oggi, del domani non c’è certezza, di FdI. Ma il problema non è di chi vince o perde in un contesto odierno, ma di tendenze. Il moderatismo, anche in assenza di leadership conclamata, trainante, sta crescendo dopo la sbornia degli estremismi, dei populismi e del radicalismo di destra o di sinistra. Se dopo le europee il PD facesse fuori, cosa non insolita il segretario, oppure se la pervicacia della Schlein si rinforzasse, un’altra componente moderata sarebbe costretta ad uscire dal PD che insegue Conte, ed alimenterebbe la galassia centrista. In Italia, da sondaggi seri e non di parte, i moderati, come intenzione di voto, e non appartenenza, oscillano sul 30% del corpo elettorale, e sarebbero Forza di maggioranza relativa, se trovassero un federatore. Lo fu Berlusconi nel 1994, ed allora sembrava che il destino cinico e baro consegnasse il potere alla gioiosa macchina da guerra progressista di Occhetto. Allora era più difficile immaginare che i moderati vincessero, ma lo fecero perché erano tanti e silenziosi, inascoltati, non percepiti. Cosa ha fatto la fortuna di questi anni dei populisti? Alcune paure ben indirizzate, l’immigrazione, la povertà, il cambiamento industriale.

Gli avversari di oggi: lottare quando lo slogan non basta

Oggi le paure sono scomparse? No, sono solo sostituite da altre paure, diverse e più temibili. La salute, con una popolazione cosi vecchia, le guerre, l’instabilità climatica. Per gestire l’immigrazione, l’invasione, relativa, potevano essere validi slogan come blocchiamo i porti o cannoneggiamo le precarie navi degli immigrati. La classica voce del forte con i deboli, per cui sono cresciuti partiti populisti dai toni ignoranti e soluzioni semplicistiche. L’ignoranza e l’approssimazione al governo. Ma ora gli avversari che ci fanno paura sono forti, in alcuni casi fortissimi, vedi i cambiamenti climatici che ci lasceranno senz’acqua, e noi deboli, molto deboli. A quel punto i gestori delle cose devono essere esperti ed avere nervi molto saldi, non si possono rischiare approssimazioni, salvo pagare enormi conseguenze. Da qui il ritorno ad un sentimento razionale, moderato appunto, che esamini i problemi da affrontare e metta al sicuro il natante italico. Questo spiega la differenza tra la scelta del populismo legata al presente e la voglia di moderatismo collegata alla paura del futuro. Se ti senti forte rispetto ai tuoi contendenti vai forte, se invece non sai dove vai, perché c’è nebbia, rallenti, diventi automaticamente prudente. Attenzione tutto ciò era nell’indole italica, ma questa era stata forzata da uno strumento elettorale di falso decisionismo, il maggioritario. Il mantra era che bisognava conoscere subito chi ci comandava, e non governava, ma di fatto nessuno ha effettivamente comandato e soprattutto governato. I problemi irrisolti sono tutti lì, la scarsa competitività, la carenza di capitale umano adeguato alle sfide, il debito pubblico, l’improduttività della spesa, gli scarsi investimenti in ricerca e innovazione. A questi si sono aggiunti che è finita la pax post seconda guerra mondiale in Europa e la ripresa del terrorismo, soprattutto islamico. Per la prima volta l’islam sciita ha attaccato direttamente un paese occidentale, al di là come piaccia o meno Israele, Putin ha da due anni cominciato una guerra verso Ovest, verso paesi sotto ombrello Nato ed europeo. Questo cambia, anche se non tutti in Italia siamo geopolitici e leggiamo Limes, la percezione del futuro, lo si vede quando andiamo a fare la spesa o leggiamo le bollette. Il futuro, sta cambiando e pur non avendo ancora gli italiani l’AI, abbiamo l’istinto di sopravvivenza. E questo consiglia prudenza. Questo cambierà il quadro politico italiano, non sappiamo per le Europee ma sicuramente subito dopo. 

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