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“Fra 10 minuti muori”, ricordi dal lockdown: il terribile trattamento subìto da alcuni pazienti

Pubblicato: 26/04/2024 16:14

Quattro anni fa, in questi giorni, l’intero pianeta viveva nel pieno della più grande emergenza globale dal dopoguerra. Miliardi di persone si sono trovate in regime di lockdown: in Italia, a partire dal 9 marzo, fino al 3 maggio 2020, l’itera popolazione fu costretta a rimanere chiusa in casa. Nel contesto del lockdown, emersero in seguito situazioni drammatiche e, a volte, anche di violenza. Celebre fu il caso dell’Ospedale Moscati di Taranto.La situazione nell’ospedale Moscati di Taranto si presenta drammatica e controversa, come evidenziato dalle recenti dichiarazioni e testimonianze emerse in una conferenza stampa e da reportage giornalistici. La storia di Francesco Cortese, un paziente deceduto a seguito di COVID-19, ha sollevato interrogativi seri riguardo le pratiche adottate nel trattamento dei pazienti durante la pandemia.

L’ultima telefonata: “Fra 10 minuti muori”

Secondo quanto riferito, il dramma di Cortese ha avuto un momento di particolare tensione quando il medico del 118, Angelo Cefalo, nel tentativo di indurre il paziente a indossare una maschera CPAP, vitale per la sua sopravvivenza, gli avrebbe urlato al telefono con la figlia: “Fra 10 minuti muori!”. Durante la conferenza stampa, il dottore ha spiegato che quelle parole sono state pronunciate in un contesto di estrema urgenza, con l’intento di convincere Cortese della gravità immediata della sua condizione e della necessità di accettare il trattamento proposto.

Il direttore del 118, Mario Balzanelli, e il direttore generale della ASL, Stefano Rossi, presenti alla conferenza, hanno difeso l’operato di Cefalo, attribuendo le sue parole alla disperazione e alla pressione del momento, sottolineando come l’obiettivo fosse unicamente quello di salvare la vita del paziente, che purtroppo è deceduto circa due ore dopo l’incidente.

Trattamenti disumani durante i picchi di pandemia: i racconti tragici

Oltre a questo episodio, sono emerse altre gravi accuse riguardanti le condizioni generali dei pazienti COVID-19 presso l’ospedale Moscati. Testimonianze di medici descrivono scenari di trattamenti disumani, pazienti trascurati e addirittura casi di defunti derubati dei loro effetti personali. Questi racconti dipingono un quadro di caos e negligenza durante i picchi della pandemia, con impatti devastanti sulle famiglie dei pazienti e sul personale sanitario stesso.

Questi eventi hanno scosso la comunità, evidenziando la tensione tra l’esigenza di risposte rapide in situazioni critiche e il rispetto della dignità e dei diritti dei pazienti. Il caso di Taranto riapre il dibattito sulla gestione dell’emergenza sanitaria e sulle sfide etiche e logistiche che gli ospedali hanno dovuto affrontare in condizioni estreme.

Mentre la comunità medica e le autorità sanitarie continuano a navigare nelle complessità poste dalla pandemia di COVID-19, la storia di Cortese e le testimonianze dei medici dell’ospedale Moscati sollevano interrogativi urgenti sulla qualità delle cure e sull’umanità del trattamento medico in tempi di crisi.

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Ultimo Aggiornamento: 26/04/2024 16:18