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Il 5G e i nuovi limiti elettromagnetici, ecco cosa cambia in Italia. Scoppia la polemica

Pubblicato: 01/05/2024 18:16

Dal martedì 29 aprile sono entrati in vigore, pur senza che si placassero le criticità, i nuovi limiti di emissione elettromagnetica per le reti di telefonia cellulare, allo scopo di “favorire lo sviluppo della 5G economy italiana con reti altamente performanti in grado di rafforzare la competitività del sistema Paese”, come recita la nota ufficiale del ministero delle Imprese e del made in Italy. I limiti erano già stati formalizzati lo scorso gennaio con il Decreto legge Concorrenza. L’adeguamento normativo è stato richiesto dagli operatori che vogliono effettivamente proporre tariffe con il 5G. Il motivo è legato al fatto che l’Italia fino ad ora aveva limiti più stringenti rispetto a tutti gli altri Paesi. Le nuove disposizioni prevedono un aumento dei limiti di emissione elettromagnetica a 15 V/m. Ciò consente ai gestori di modificare le proprie reti e di adeguarle a questi standard. Il tempo massimo per l’adeguamento ai parametri del 5G innovativi sarà di 120 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il limite è stato portato a 15 V/m (volt su metro, precedentemente era di 6 V/m). Il valore in V/m più volte citato in precedenza, si riferisce all’intensità del campo elettromagnetico misurato in volt per metro, come spiega il portale tecnologico Tecnoandroid. (Continua a leggere dopo la foto)

Cosa cambia

Ora, se da una parte è vero che tale aumento comporterà un’espansione della copertura e un miglioramento delle velocità di connessione, portando un beneficio tangibile alla qualità delle reti cellulari nel Paese, d’altra parte le criticità, quantomeno le proteste, riguardano possibili o plausibili rischi per la salute. L’anno scorso diverse associazioni come Legambiente e Codacons oltre a Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra avevano espresso tutti i loro dubbi in merito all’aumento delle emissioni ritenendo che fosse rischioso per il benessere della collettività. “Si baratta la salute dei cittadini con gli interessi delle società delle telecomunicazioni, le uniche che otterranno vantaggi economici dall’innalzamento dei limiti”, affermava il Codacons. Si tratterebbe infatti, in quest’ottica, di “Una soglia assunta senza alcun fondamento scientifico – sostiene la capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera Luana Zanella – ma solo per agevolare imprenditori poco lungimiranti che rifiutano di investire e adeguare gli impianti. In definitiva questa è la ricetta della premier Meloni: più inquinamento ovunque, in barba al futuro”. Parimenti critico è stato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente: “Non esiste nessun motivo per innalzare il valore di attenzione per i campi elettromagnetici generati dalle alte frequenze se non quello economico da parte dei gestori delle telecomunicazioni che intendono, dopo aver acquistato le licenze per il 5G, risparmiare sui costi delle infrastrutture”. (Continua a leggere dopo la foto)

La denuncia: rischi per la salute

Poi, vi è chi passa dalle parole ai fatti, come accaduto a Lavagna, in provincia di Genova. Il sindaco, Gian Alberto Mangiante, ha emesso una ordinanza con la quale vieta su tutto il territorio comunale “qualsivoglia aumento dei limiti dei campi elettromagnetici ad oggi vigenti pari a 6 V/m e che nessuna ragione tecnica, tecnologica o economica potrà giustificare un aumento di tale limite con rischio alla salute per la popolazione”. Attualmente, il 62% dei siti nelle aree urbane non è in grado di essere aggiornato al 5G a causa dei limiti di emissione, il che comporta costi aggiuntivi stimati intorno a 1,3 miliardi di euro per operatore per estendere la copertura 5G.

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Ultimo Aggiornamento: 01/05/2024 18:34