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Nicolò Maja, sopravvissuto alla strage in cui il padre uccise madre e sorella: “Mi mancano ogni giorno di più”

Pubblicato: 04/05/2024 15:26

“Erano due persone speciali e mi mancano ogni giorno di più, restano i ricordi di tanti momenti che abbiamo trascorso insieme. Sono sicuro che la mamma e mia sorella Giulia sarebbero orgogliose di me, del percorso che sto facendo per tornare a una vita normale dopo tutto quello che è successo”. Un pensiero che Nicolò Maja, unico sopravvissuto alla strage di Samarate, rivolge alla mamma Stefania Pivetta e alla sorella minore Giulia, a due anni dallo loro morte. Dopo mesi in coma, Nicolò si è svegliato e ha iniziato ad affrontare una lunga terapia. Il padre, nel frattempo, è stato condannato all’ergastolo. La pena è stata confermata anche dalla Corte d’Assise d’Appello.

Proprio nella giornata di ieri, venerdì 3 maggio, l’interior designer ha scritto nuovamente una lettera al figlio. L’uomo ha cercato, ancora una volta, di voler riallacciare i rapporti con il ragazzo: “In questo momento non sono pronto per incontrarlo – spiega Nicolò – magari potrebbe succedere in futuro, non da solo ma accompagnato da altre persone. Fisicamente sto meglio, sto recuperando e il mio desiderio è quello di trovare un lavoro nel settore dell’aeronautica, in linea con il mio percorso di studi”.

Nella giornata di oggi, sabato 4 maggio 2024, a due anni dalle strage, la famiglia ricorderà Stefania Pivetta e Giulia Maja con una visita al cimitero e una messa in loro suffragio: “Stefy, Giulia, sono già passati due anni da quando ci avete lasciati. Sembra ieri. Ancora oggi siamo increduli di quanto è successo, il perché non lo sapremo mai. A noi manca la vostra voce, la vostra presenza. Ci mancate tanto, ogni giorno sempre di più. Ora il nostro pensiero è rivolto a Nicolò, che riprenda ad affrontare la vita in modo positivo. Stategli vicino, ne ha molto bisogno”, hanno scritto i nonni materni e genitori di Pivetta in una lettera.

Nel frattempo Nicolò si reca due giorni alla settimana nella cooperativa sociale Progetto 98 di Somma Lombardo. Frequenta alcuni percorsi di recupero, le sedute di fisioterapia e alcuni incontri con gli psicologi. Ha subito un delicato intervento di ricostruzione della calotta cranica dopo che il padre l’ha sfondata a colpi di martello: “Ci hanno detto che potrà tornare alla vita di prima. Non serve a niente piangere, noi dobbiamo stargli accanto e aiutarlo. Suo padre, in una notte, ha distrutto tutto”, ha detto il nonno.

Proprio lui ha scritto una lettera all’assassino della figlia e della nipote chiedendo di rinunciare al ricorso in Cassazione. Questo verrà discusso nei prossimi mesi. Alessandro Maja punta al riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere.
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