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Instagram blocca i contenuti? Ecco come evitare i ban e sfuggire alla censura dei social

Pubblicato: 05/05/2024 15:21

I malpensanti non potranno non notare la coincidenza temporale con l’approssimarsi delle elezioni europee e, più in là di pochi mesi, quelle per la presidenza degli Stati Uniti. Possiamo serenamente parlare di censura: quella attuata da Instagram nei confronti dei “contenuti di natura politica”, anche se la nota ufficiale della popolarissima piattaforma di Meta (che, notoriamente, detiene anche Facebook e WhatsApp) la pone così, arrampicandosi sugli specchi come si usa dire: “Se decidi di seguire account che pubblicano contenuti di natura politica non abbiamo intenzione di intrometterci tra te e i loro post, ma non vogliamo neanche consigliarti in modo proattivo i contenuti politici di account che non segui”. A noi pare grave lo stesso. Le nuove regole, già attive negli Stati Uniti dal 25 marzo, sono entrate in vigore in Italia domenica 28 aprile. Le stesse restrizioni sono state applicate ad un’altra piattaforma del gruppo Meta, Threads (il concorrente di X), e verranno presto estese anche a Facebook. Dal 28 aprile, dunque, Instagram ha disattivato, per tutti gli utenti, la distribuzione dei post politico-sociali nelle sezioni “Esplora” e “Reels” e nella fetta di contenuti suggeriti, le sezioni dedicate alla scoperta di nuovi contenuti. (Continua a leggere dopo la foto)

Come funziona l’algoritmo, e il trucco per “beffarlo

Adam Mosseri, il dirigente di Meta che supervisiona sia Instagram che Threads, lo aveva annunciato lo scorso 9 febbraio, e dal 28 aprile la limitazione è diventata realtà anche in Italia. Il trucco è semplice: in questo modo la bassa quantità di “Mi Piace” porterà l’algoritmo a distribuire meno contenuti di natura politica nel Feed degli utenti, tra quelli condivisi dagli account da essi seguiti. Instagram, bontà sua, continuerà a mostrare agli utenti i contenuti degli account seguiti, ma ha aggiunto che la società “eviterà di raccomandare contenuti politici” a masse più ampie. Esiste, ad ogni modo, un escamotage per tornare alla modalità precedente: dapprima si va sul proprio profilo, poi, in quest’area si deve cliccare in alto a destra sul simbolo con le tre righe. Ci si ritrova così nell’area Impostazioni, dove poter scrivere nella barra di ricerca “contenuti suggeriti”. Cliccando sulla voce apposita, si apre una nuova pagina, dove poter cliccare su “contenuti di natura politica”. Fatto ciò, si vedrà la preselezione di tale impostazione: “potresti vedere meno argomenti sociali o politici nei tuoi contenuti suggeriti”. Si può dunque cliccare su “non limitare i contenuti di natura politica delle persone che non segui”. Il problema è che in molti neppure sanno del blocco, promosso dai vertici di Instagram senza una adeguata campagna divulgativa. (Continua a leggere dopo la foto)

Una informazione “passiva”

Va detto che, specie per i più giovani, i social network rappresentano oggi la principale fonte di informazione. Una informazione “passiva”: gli utenti, cioè, non cercano attivamente l’informazione, ma essenzialmente delegano agli algoritmi la ricerca e la scelta delle notizie. Gli stessi algoritmi che adesso vengono clamorosamente indirizzati a offrire meno informazione agli utenti. Frattanto, come ricorda Il Fatto Quotidiano, Instagram è già nel mirino del Digital Services Act (DSA), il Regolamento europeo sulle piattaforme online. Il DSA ha creato un quadro giuridico in cui le principali (Meta, Google, Apple, TikTok, Microsoft e Amazon) vengono riconosciute come “gatekeeper“, ovvero come custodi de facto delle vie d’accesso all’informazione e ai servizi online. Ebbene, la Commissione europea ha recentemente aperto un’inchiesta contro Facebook e Instagram ai sensi del Digital Services Act, per presunte violazioni. (Continua a leggere dopo la foto)

“Contenuti politici”, ma non si sa bene quali siano

Infine, magari anche il lettore si starà domandando quali siano i contenuti “politici” e chi lo stabilisca. Sollecitata sul tema dal Washington Post, è arrivata una risposta assai evasiva da parte di una portavoce di Meta: “I temi sociali possono includere contenuti che identificano un problema che influenza le persone ed è causato dall’azione o inazione degli altri, il che può includere questioni come le relazioni internazionali o il crimine”. Non ci pare molto chiaro, e sembra lasciare ampio spazio alla discrezionalità della stessa Meta. Inoltre, secondo Taylor Lorenz e Naomi Nix, due giornalisti del Washington Post esperti di tecnologia, la  limitazione si applicherà agli account piuttosto che ai singoli post. Ciò significa che i creatori di contenuti che condividono spesso post politicamente o socialmente orientati verranno pesantemente penalizzati.

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Ultimo Aggiornamento: 05/05/2024 17:52