Vai al contenuto

L’industria italiana in rosso: il dato che smentisce Giorgia Meloni

Pubblicato: 10/05/2024 17:25

Ha numeri in rosso la produzione industriale italiana, che per il quattordicesimo mese di fila segna una flessione. Un dato che contrasta con le notizie “solo positive” sparse dagli organi del governo Meloni, che hanno suonato la grancassa nei giorni scorsi dopo i dati diffusi sull’andamento di Pil e occupazione.

L’industria manifatturiera made in Italy, secondo i rilevamenti dell’Istat, a marzo è risultata negativa del 3,5% rispetto allo stesso mese del 2023; il calo invece su febbraio 2024 è stato dello 0,5% per disegnare una diminuzione complessiva nei primi tre mesi dell’anno all’1,3%. Tra i comparti fatica di più il tessile-abbigliamento, giù di quasi dieci punti (-9,3%); flettono anche gomma-plastica, metallurgia ed elettronica, macchinari e mezzi di trasporto (-8,8%, soprattutto automezzi). Nel bilancio generale, viene dato già come superato il mini recupero messo a segno in febbraio, in termini congiunturali.

Tra i pochi con il segno più spicca (per il dato mese su mese) il comparto dell’energia; mentre rispetto al 2023 risultano in positivo la farmaceutica (+ 4,8%), i prodotti petroliferi raffinati (+4,4%) e la chimica (+ 3,2%). In base ai dati forniti dall’Istat, il calo interessa tutti i principali tipi di industrie a livello aggregato, ma è più concentrato sui beni durevoli. “Siamo di fronte a una Caporetto, peggio di così non si può”, commenta il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, leggendo i dati. Secondo uno studio della stessa Unc la produzione industriale, “nel confronto con gennaio 2023, ossia prima che iniziasse la discesa ininterrotta, è inferiore del 4,1%. Per i beni di consumo il gap sale al 7%. È evidente che se non si rilanciano i consumi delle famiglie l’industria non può che andare male”, avverte Dona.

Per avventurarsi sulle prospettive economiche interne si deve tener conto di segnali non univoci (propaganda di partito a parte). Come per l’occupazione, che continua a crescere come mai prima; e con un Pil nazionale che risulta in salita del 3%, oltre le aspettative e al terzo rialzo consecutivo. Per il quotidiano economico Sole 24Ore si registra “un aumento del valore aggiunto in tutti i comparti, ma con un distinguo non banale. Se infatti la voce industria vede un valore aggiunto trimestrale in crescita, questo è legato alla sola voce “costruzioni”, mentre l’industria in senso stretto ha imboccato un trend discendente. Ma anche guardando all’ultimo dato del Pil è difficile pensare a una situazione che volge al bello, tenendo conto ad esempio di quanto accade nelle rilevazioni qualitative”.

Il Sole cita infatti i dati rilevati sulla fiducia delle imprese, dove regna un “calo generalizzato che coinvolge anche il comparto manifatturiero e in cui peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione”. Analoghe prospettive negative, dopo sei mesi di progressi, anche “l’indice delle Pmi dei direttori d’acquisto, parametro che scende sotto la soglia critica di 50: quella che separa la contrazione dalla crescita”. Mentre rispetto ai dati sul lavoro italianio da record (copyright maggioranza di governo) lancia dubbi La Stampa, parlando di “boom di contratti part-time”: per questo i numeri sull’occupazione reale sarebbero “gonfiati. Senza l’esplosione del lavoro a tempo ridotto (spesso involontario e riservato soprattutto alle donne), il tasso di occupazione in Italia sarebbe di 5 punti più basso, scendendo dal 62,1% al 57%”.

Sempre a proposito di rilevazioni, il calo dell’inflazione in atto da qualche mese potrebbe interrompersi, secondo un’analisi fornita dall’Istat nella nota sull’andamento dell’economia. “Il processo di disinflazione – si legge – osservato dalla primavera del 2023 è stato guidato, principalmente, dai beni con prezzi le cui variazioni hanno carattere persistente; quali beni e servizi per la casa e servizi di trasporto privati. Questa dinamica di riduzione di medio periodo dei prezzi potrebbe subire interruzioni temporanee per l’apporto dei prezzi dei beni con variazioni non persistenti, tra cui trasporto, istruzione, servizi sanitari e culturali“.

L’Istat ha diffuso anche i dati sul fatturato dell’industria, relativi al mese di febbraio quando l’andamento della produzione era risultato meno negativo. A febbraio 2024 si stima che i ricavi delle industrie italiane (su cui incide anche l’inflazione) siano aumentati su base mensile del 2% in valore (così come in volume, +1,4%), registrando incrementi dell’1,1% sul mercato interno e del 4,0% su quello estero. Rispetto alla base annua, quindi su febbraio del 2023, il fatturato dell’industria risulta in flessione dell’1,7% in valore (-2,5% sul mercato interno e -0,1% sull’estero) e con un incremento dello 0,7% in volume (+0,6% mercato interno e +0,9% su estero).

Continua a leggere su TheSocialPost.it