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Morto a due mesi dal trapianto l’uomo con un rene di maiale

Pubblicato: 12/05/2024 11:18

Il primo uomo sottoposto a un trapianto di rene di maiale geneticamente modificato, Richard “Rick” Slayman, è deceduto due mesi dopo l’intervento. L’ospedale generale del Massachusetts, dove è stato effettuato l’impianto, ha dichiarato di non avere alcuna indicazione che la causa del decesso sia direttamente collegata al trapianto.

L’intervento, riportato dal Guardian, rappresentava una speranza innovativa nella medicina dei trapianti, soprattutto per coloro in lista d’attesa per un organo umano. I chirurghi avevano inizialmente stimato che il rene di maiale avrebbe potuto durare almeno due anni nel corpo del paziente. Tuttavia, ieri, la famiglia di Slayman e l’ospedale hanno confermato la sua morte.

I trapianti di organi geneticamente modificati

I trapianti di organi da animali geneticamente modificati a esseri umani, noti come xenotrapianti, rappresentano una frontiera emergente nella medicina dei trapianti. Questi interventi si basano sulla modifica genetica degli organi di animali come i maiali, per renderli compatibili con il sistema immunitario umano, riducendo il rischio di rigetto. I maiali sono particolarmente adatti per questi studi grazie alle dimensioni e funzionalità degli organi, che sono simili a quelli umani.

L’obiettivo principale dei xenotrapianti è affrontare la carenza di organi disponibili per il trapianto. Attualmente, la domanda di organi supera di gran lunga l’offerta, causando lunghe liste d’attesa e, spesso, decessi di pazienti in attesa di un trapianto.

La tecnologia alla base dei trapianti di organi geneticamente modificati implica la modifica dei geni responsabili della produzione di proteine che possono scatenare una risposta immunitaria nei riceventi umani. Questi organi sono ingegnerizzati per esprimere proteine umane o per mancare di specifiche proteine porcine, al fine di ridurre il rigetto.

Nonostante i progressi significativi, i xenotrapianti presentano ancora diverse sfide. Tra queste, il rischio di infezioni zoonotiche, ovvero infezioni che possono essere trasmesse dagli animali agli esseri umani, e la necessità di trattamenti immunosoppressori più efficaci per prevenire il rigetto a lungo termine.

Il caso di Richard Slayman segna un passo importante nella ricerca, evidenziando sia il potenziale che le complessità associate ai trapianti di organi geneticamente modificati. Continuare a studiare e migliorare queste tecniche è essenziale per trasformare queste speranze in pratiche cliniche sicure e affidabili.

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Ultimo Aggiornamento: 12/05/2024 23:16