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Microplastiche nei cibi, ecco quali sono i più contaminati e cosa c’entrano con il cancro del colon. Tutto quello che devi sapere

Pubblicato: 13/05/2024 09:29
microplastiche

C’è stato un aumento a livello globale del 79% dei tumori a esordio precoce. Già questo dato ci fa rabbrividire. Secondo un rapporto dell’American Cancer Society il cancro del colon-retto è la principale causa di morte per cancro negli uomini di età inferiore ai 50 anni e il secondo nelle donne sotto i 50 anni. L’Università del Missouri-Kansas City ha rilevato che le diagnosi di cancro del colon-retto nei bambini tra 10 e 14 anni dal 1999 al 2020 sono aumentate del 500%. I casi tra i ragazzi dai 15 ai 19 anni sono cresciuti di oltre il 300%, e per i giovani tra i 20 e 24 anni, invece si è registrato un aumento del 185%. Ma quali potrebbero essere le cause? A finire sotto la lente d’ingrandimento degli scienziati ci sono soprattutto le microplastiche contenute nel cibo. Uno studio condotto dall’Università di Newcastle (Australia), ha infatti rivelato che ogni settimana assumiamo l’equivalente in microplastiche di una carta di credito. “Le microplastiche sono un materiale misterioso per noi”, ha sottolineato il professor Bardelli dell’Università di Torino, “ma non sappiamo se siano tossiche in sé o se causino infiammazioni che a loro volta favoriscono il tumore. In ogni caso il nostro organismo di fronte alla plastica non sa come comportarsi. Non l’ha mai conosciuta durante l’evoluzione. Non ha meccanismi per disfarsene”. (Continua a leggere dopo la foto)
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microplastiche

Ma le microplastiche nel cibo dove si trovano? Cosa comportano, e come difendersi? Secondo uno studio pubblicato nel 2019 su Environmental Science & Technology e condotto dalla canadese University of Victoria, si stima che persona possa ingerire da 39 mila a 52 mila particelle di plastica all’anno, solo tramite cibo e acqua. Quali sono quindi gli alimenti che rischiano di accumulare più microplastiche? Fra gli alimenti più contaminati c’è l’acqua in bottiglia: potrà sembrare quasi banale affermarlo ma spesso non si pensa all’imbottigliamento in plastica, fatto proprio con materiali che poi andranno a degradarsi molto lentamente, rilasciando delle micorparticelle nell’acqua. Poi: molluschi e pesci, cozze in testa. Il mare è il maggior ricettacolo di microplastiche, dunque i suoi “abitanti” ne ingeriranno in quantità. Questo vale soprattutto (ma non solo) per i molluschi bivalve, coem le cozze, che hanno proprio la funzione di “filtrare” l’acqua. E ancora: il sale marino, la birra, il miele, la carne, i legumi e soft drink di varia natura. Ma c’è anche altro da sapere. (Continua a leggere dopo la foto)

Fra i piatti a base di pesce più contaminati, ecco i frammenti di plastica a singolo pasto:
gamberetti impanati: tra i 370 e i 580;
bastoncini di pesce: tra i 58 e i 57;
gamberetti bianchi lavorati: tra i 54 e i 87;
gamberetti rosa freschi: tra i 49 e i 36;
gamberetti rosa lavorati: tra i 42 e i 39;
merlano fresco: tra gli 11 e i 16;
merlano lavorato: tra i 9 e i 17;
gamberetti bianchi freschi: tra i 10 e gli 11.
Fra i cibi a base di carne, ecco quelli dai più frammenti di plastica a singolo pasto:
nugget di pollo: tra i 62 e i 78;
controfiletto di manzo: tra i 25 e i 38;
lombata di maiale: tra i 2 e i 4;
petto di pollo: tra i 2 e i 3.
Fra i prodotti con i maggiori frammenti per singolo pasto, si elencano:
nugget vegetali: tra i 73 e i 90;
bastoncini vegetali, sostitutivi di quelli di pesce: tra i 46 e i 59;
carne vegetale: tra i 10 e gli 11;
preparati a base di tofu: tra i 3 e i 7.
Per frutta e verdura, l’Università di Catania è riuscita a identificare microplastiche inferiori ai 10 micrometri, con i seguenti risultati per grammo:
mele: 195.500;
pere: 189.500;
broccoli: 126.150;
carote: 101.950;
lattuga: 50.550.
A questo punto una domanda sorge spontanea: come difendersi dalle microplastiche? (Continua a leggere dopo la foto)

L’unica soluzione, al momento, è mettere in atto dei comportamenti che aiutino a ridurne il consumo e quindi il rischio di abuso. Come suggerisce il portale Cookist.it, è importante diminuire “il consumo delle specie che si trovano all’apice della piramide alimentare, come tonni, pesci spada e salmoni, optando per specie dal ciclo vitale breve, come la palamita le triglie, il nasello, lo sgombro, le acciughe, le sarde, la gallinella, il tombarello e l’occhiata, perché non accumulano molti inquinanti e si riproducono più velocemente”. Poi si potrebbe ridurre il consumo di molluschi bivalvi come cozze, vongole, ostriche. E ancora: “Privilegia l’acquisto di prodotti sfusi o imballati in materiali naturali e biodegradabili al 100%”. Infine, “cerca di bere acqua del rubinetto ma filtrandola con una caraffa apposita e cambiando regolarmente i filtri”. Per verdura e frutta, bisogna informarsi sulla provenienza, cioè sullo specifico terreno dove i prodotti sono stati coltivati, “così da essere sicuro che non si trovi in una zona ad alto rischio di inquinamento”.

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