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Uccellacci e Uccellini (da liberare): la bizzarra storia dell’Istituto zooprofilattico siciliano

Pubblicato: 13/05/2024 16:14

Finalmente la Sicilia si riprende il suo ruolo narrativo, tra Pirandello e Pasolini. La vicenda accade a Palermo in un quasi banale Ente pubblico locale, l’Istituto Zooprofilattico Siciliano. L’Ente, su vigilanza statale, ma statutariamente siciliano, sovrintende alla salute dei siciliani, vigila e controlla le carni di origine animale, per la profilassi di malattie trasmissibili, come l’aviaria per esempio. È un laboratorio di ricerca e prevenzione, come quello di Wuan dove, forse, si diffuse il COVID 19. Ma gli eroi, perché si tratta di eroi del lavoro, di questa vicenda, commissario in testa ed altri volenterosi dipendenti non si limitavano ai compiti statutari pubblici, erano degli stakanovisti. Avevano fondato presso l’istituto, come si possa fare in questo Stato del liberi tutti non è un mistero, altri enti di natura privata, di cui erano soci, per compiti di alto valore scientifico che il mondo ci invidia, ricevendo, oltre allo stipendio pubblico, ingenti risorse regionali con i soldi dei contribuenti siciliani. Per fare cosa? Alla domanda posta dai cronisti la risposta è stata pasoliniana: liberiamo Uccellini.

Ci sovviene il grande Totò, interprete drammatico del film di Pasolini, nella sua famosa frase: ma ci faccia il piacere! 

Non è l’America la culla del dream, ma la Sicilia, il luogo dove tutto è possibile, dove uno può essere nessuno o centomila, può sdoppiarsi per compiti simili o uguali, pubblico e privato, raddoppiandosi stipendio e prebende, finanziate da fondi di ricerca privati? Assolutamente no, sono finanziate dai poveri gonzi contribuenti siciliani, che pagano le tasse in Sicilia, che poi vengono utilizzate dalla politica regionale per associazioni di dubbio valore scientifico, nate l’altro ieri, per scopi volatili, come in questo caso. L’uccello liberato, allocuzione da priapici doppi sensi, nella classica cronistoria dei miti e riti dionisiaci di cui è avvolta l’isola, pare sia il Grifone Siciliano, rapace autoctono in estinzione, e di rapacità questa storia sicula ne è piena. Un’isola che ha gravi problemi di povertà, di cambiamento climatico, di siccità, di sanità, ma è ricca di rapacità.