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Biden, decisione senza precedenti. Usa e Cina, è guerra (commerciale). La reazione di Pechino

Pubblicato: 14/05/2024 16:48

Non si arresta la guerra commerciale – fortunatamente solo commerciale, viene da dire, o al più gepolitica – tra Stati Uniti e Cina. Oltre al controllo dei Big Data e a quello delle materie prime, il principale campo di battaglia è tutto green e tech: l’amministrazione Biden, infatti, appena ieri ha annunciato l’innalzamento dei dazi su auto elettriche e pannelli solari provenienti dal Paese del Dragone, oltre che sui chip e la componentistica per i veicoli elettrici. Le automobili elettriche cinesi, dunque, saranno soggetti a una tariffa del 100%, ovvero quattro volte l’attuale tasso del 25% (introdotto durante la presidenza Trump), per compensare “le pratiche sleali e i sussidi della Cina e livellare il campo di gioco per le case automobilistiche e i lavoratori automobilistici statunitensi”, ha comunicato ai giornalisti americani Lael Brainard, consigliere economica nazionale di Biden, prima dell’annuncio ufficiale del presidente uscente. Le modifiche tariffarie appena decise dalla Casa Bianca entreranno in vigore scaglionate dal 2024 al 2026 e sono più mirate rispetto alla tariffa fissa e generale del 60% proposta da Trump. L’elenco delle importazioni sanzionate restituisce un valore di ben 18 miliardi di dollari. (Continua a leggere dopo la foto)

I dazi

Nello specifico, come leggiamo su Il Sole 24 Ore, nel 2024 Biden aumenterà le tariffe, ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, dal 25% al 100% sui veicoli elettrici, dal 7,5% al 25% sulle batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici e su altre parti di batterie e dal 25% al 50% sulle celle fotovoltaiche utilizzate per produrre pannelli solari. Per alcuni “minerali critici” le tariffe saranno aumentate da zero al 25%. I dazi sulle gru da nave a terra saliranno da zero al 25%, quelli su siringhe e aghi passeranno dallo zero al 50% e alcuni dispositivi di protezione individuale (Dpi) utilizzati nelle strutture mediche saliranno al 25% dall’attuale zero%. Nel 2025 e nel 2026 seguiranno altri dazi sui semiconduttori, la cui aliquota raddoppierà al 50%, sulle batterie agli ioni di litio non utilizzate nei veicoli elettrici, sulla grafite e sui magneti permanenti, nonché sui guanti medici e chirurgici in gomma. Ricapitolando, gli aumenti entreranno in vigore quest’anno per i veicoli elettrici, l’acciaio, l’alluminio e le celle solari e l’anno prossimo per i chip. Ancora nelle parole di Lael Brainard: “La Cina sta utilizzando le stesse strategie di prima per alimentare la propria crescita a spese degli altri, continuando a investire, nonostante l’eccesso di capacità cinese, e inondando i mercati globali con esportazioni sottovalutate a causa di pratiche sleali”. Al momento, invero, nessun grande produttore cinese, come BYD, NIO e Li Auto, vende modelli nel mercato americano. (Continua a leggere dopo la foto)

La risposta della Cina

L’unico marchio di auto elettrica cinese disponibile negli Usa è Polestar, che è una joint venture tra la cinese Geely e la svedese Volvo: questo marchio, però, da quest’anno comincerà a produrre negli Usa. Prontamente è intervenuto, nella stessa giornata di ieri, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin: “Tutto ciò è controproducente. Va contro il consenso raggiunto a San Francisco sulla risposta climatica congiunta e, cosa ancora più importante, danneggerà la transizione economica verde e l’azione per il clima a livello mondiale”, che detto da un rappresentante del Paese maggiore inquinatore al mondo non può che far sorridere

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