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La guerra si avvicina all’Italia. La mossa di Putin che sfida l’Europa e la Nato ai nostri confini

Pubblicato: 14/05/2024 20:35

Solo 1.691 chilometri, in piano Mar Mediterraneo, separano la Libia dal nostro Paese, ma persino l’epocale fenomeno delle migrazioni che, spesso partendo da questo Paese, stanno interessando le coste italiane da molti anni impallidisce dinanzi alla eventualità – facendo i debiti scongiuri – che proprio in Libia si apra un nuovo fronte di guerra, parallelo a quello ucraino. Non è paranoia, sono i fatti contingenti, che ci raccontano della sempre più pervasiva presenza dei russi, e segnatamente della temibile Brigata Wagner nel Sahel, la fascia di territorio dell’Africa subsahariana che lambisce la stessa Libia. La Legione Africana conta oggi un effettivo di 45mila miliziani in continua espansione in diversi Paesi e la Legione Africana conta in Libia su 3.200 combattenti, al momento. In realtà, i mercenari della Wagner combattono già dal 2019 al fianco di Khalifa Haftar, il ras di Bengasi, ma ora si stanno radicando sempre più in Cirenaica, in Libia orientale, e nel Fezzan, a Sud del Paese. Secondo un rapporto di All Eyes on Wagner i mercenari di Mosca hanno già trasferito (ulteriori) 1.800 uomini e materiale bellico in Cirenaica. Siamo ben oltre le “normali” tensioni geopolitiche. (Continua a leggere dopo la foto)

Le armi e le attrezzature logistiche

Punterebbero, secondo il report, a costruire “una serie di basi che affacciano sul Mediterraneo per mettere in scacco l’Occidente”, aggiungendo: “Haftar dipende totalmente dal Cremlino”. Uno scenario da incubo. Afrikanskij Korpus, così si chiama la legione dei reduci della Wagner – i quali, dopo la morte di Evgeni Prigozhin, fanno ora capo direttamente al Cremlino – che stanno rafforzando l’egemonia russa in Africa, che peraltro fa il paio con quella cinese. Il capo della Legione Africana, cui Putin ha di recente delegato il comando della guerra, anche nei suoi riflessi diplomatici e nei rapporti politici con gli Stati africani, è il viceministro della Difesa, generale Junus-bek Bamatgireevič Evkurov. Il reclutamento ha riguardato gli ex protectors della Wagner, arricchito in maniera preponderante da combattenti africani provenienti dalle file degli eserciti regolari e irregolari operanti nel continente. Hanno cioè già ricevuto un’istruzione militare e hanno un’esperienza di azioni sul campo. Putin cerca così di aprire un varco, approfittando della situazione di instabilità provocata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso? Purtroppo, sembrerebbe proprio di sì. Appena un mese fa circa, l’8 aprile, al porto di Tobruk in Cirenaica – partendo dal porto di Tartus, in Siria, dove la presenza russa è ancora più forte e conclamata – è sbarcata una nave russa carica di armi e attrezzature logistiche destinate alla Legione africana della Russia, nonché, presumibilmente, alle truppe dello stesso generale Khalifa Haftar, in quella allarmante polveriera che è la Libia post-Gheddafi. E, secondo The Libya Observer, non era neppure il primo carico arrivato. (Continua a leggere dopo la foto)

Foto: il generale Haftar e Vladimir Putin

La presenza russa in Africa

Mosca ha mantenuto una presenza militare nella Libia orientale, la regione governata dal maresciallo Khalifa Haftar, grazie ai combattenti dell’ex gruppo Wagner, oggi contrattualizzati con il ministero della Difesa russo (3200 dollari al mese, più assistenza sanitaria anche per i familiari, nonché un’assicurazione sulla vita) e al servizio del comandante in capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, Haftar appunto. Negli anni Putin e Haftar hanno mantenuto vivi i rapporti (rafforzati dopo la firma di un accordo di cooperazione militare bilaterale nel 2015), tanto poi da incontrarsi a Mosca nel settembre 2023. Qui, secondo fonti citate da Bloomberg, i due leader avrebbero discusso di una base navale russa nella parte orientale della Libia, che consentirebbe a Mosca la possibilità di avere un presidio militare al confine meridionale dell’Europa, e anche di avere un occhio sull’intera Unione Europea. L’Africa è una bomba a orologeria, e la Libia in particolar modo. (Continua a leggere dopo la foto)

Le basi russe in Libia

Le basi più importanti dei 3.200 miliziani in Libia, dove i russi stanno costituendo arsenali imponenti, apprendiamo da la Repubblica essere dislocate in Tripolitania ad Al-Watiya, con la base aerea nel distretto di al-Nuqat Al-Khams, a 27 chilometri dal confine con la Tunisia (da dove parte la gran parte degli immigrati clandestini) e ad Al-Jufrah, nella Libia centrale, a 250 chilometri dalla costa del Golfo di Sirte.

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