Vai al contenuto

Le guerre di oggi sono figlie dell’illuminismo di ieri

Pubblicato: 19/05/2024 09:51

C’è un passaggio estatico, oltre che estetico, che colpisce nella sua rivelazione. Siamo nel 1806 a Jena luogo in cui Hegel scorge per la prima volta Napoleone: “È sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, si irradia sul mondo e lo domina“.

In quello stesso giorno a Jena Napoleone fece prigioniero von Clausewitz, il futuro massimo saggio della conoscenza militare. Ma nell’espressione di Hegel, anch’esso prussiano, riconosciamo lo stupore del filosofo verso il figlio della rivoluzione francese, motore dinamico di un popolo libero dall’oppressione, anche di Dio, in cammino verso la Storia. Napoleone ha incarnato la direzione di marcia dell’occidentalizzazione, scaturita dall’epoca dei Lumi, dal cogito ergo sum, ergo tutto deve essere da me perfuso, non fu solo l’ambizione a portare i francesi nella disastrosa campagna di Russia, ma l’ambizione occidentale, già presente nella falange macedone di Alessandro, l’Occidente che si muove nell’unica direzione che conosce prima del 1492, verso Est, ad Oriente. Lì vi sono popoli e culture da convincere, da rendere edotte. 

Ma lì l’uomo si ferma davanti a Dio, per gli ortodossi discendenti da Bisanzio, e per gli islamici credenti in Allah e nel suo profeta. Più in là un’altra rivoluzione che crede nelle masse governate, e non nell’individuo, sta appostata paziente per recuperare il suo primato, dopo che la spia occidentale, Marco Polo, lo aveva messo per secoli in discussione. Da Napoleone in avanti pensiamo noi occidentali di essere i migliori, perché pensiamo, oggi molto poco dobbiamo dire, e quindi siamo faro dell’umanità. Il resto del mondo non è palesemente d’accordo, non lo sono a Gaza o nello Yemen, a Mosca o a Pechino, a Theran o a Mumbai. Ma noi figli dei lumi con supponenza al limite del suicidio, quanti morti nelle secolari guerre verso la steppa, continuiamo come una marea poco cosciente a spingerci in quella direzione, a cercare di convincere gli orientali che noi siamo i buoni, e che sarebbero felici se adottassero il nostro modello di pensiero. Un pensiero debole, liquido, che se incontra dei grumi viene refluito al contrario.

ll ruolo cruciale della globalizzazione

È successo con la globalizzazione, meccanismo perverso di un’altra spia occidentale italiana, Renato Ruggiero, che ha consentito la revanche cinese. Andammo per fregare e rimanemmo fregati. Un’America indebitata ed un’Europa tra poco schiava della via della Seta e di quella degli Urali. La nostra volontà occidentale di correre cartesianamente verso l’estremo, di demolire Muri, barriere doganali, a concepire guerre come estrema risorsa del progresso. Ma più ci spingiamo verso le periferie del mondo, supponendo noi di essere il centro, più per legge della fisica attraiamo verso di noi queste forze, essendo il pianeta una sfera e non un disco piatto. Ed in questo modo pensando di occidentalizzare tutti ci deoccidentalizziamo noi. Se il vino incontra l’acqua si annacqua fino a sparire. È il miracolo inverso a quello di Caana, una perfida vendetta di Dio, rinnegati dai Lumi. Dal cogito ergo sum al mentula sumus, oseremmo dire. Dovremmo finirla, ma non abbiamo più i luoghi delle decisioni, contano più i CEO, che i Capi di Stato, e questo mortifica il processo geopolitico all’inseguimento di effimeri profitti da stock options. Verrà il momento in cui andremo a sbattere? È probabile, Dio non voglia, anche se Lui avevamo deciso che non esiste, abbastanza presto.

Continua a leggere su TheSocialPost.it