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Il Suca è l’unica ribellione palermitana

Pubblicato: 21/05/2024 14:41

Grande scandalo, in gran parte ipocrita, sull’uso di un termine intrinsecamente palermitano: il Suca.

La frase intercettata, nella privata conversazione, di Gianfranco Miccichè, campeggia sul titolo di un giornale, ormai piemontese, falso e cortese come diceva mia nonna che era di quelle parti. “Me la possono su….” la frase incriminata, esegesi di un comportamento additabile al potere, e quindi meritorio di odio di classe. Certo se il presunto despota avesse detto suggere, invece di sucare, il titolo da condanna anticipata non avrebbe sorto effetto. C’è anche del razzismo linguistico, molto nordista, in questa crocefissione del linguaggio. Per il palermitano, sia di nobili o altoborghesi origini, sia di estrazione più popolare, il termine suca è sinonimo di rifiuto, ribellione, di un Vespro del comune sentire, di un popolo atto alla continua sottomissione, politica e militare, di gente estranea alla nostra natura più extra europea, fenicia o araba che sia. È l’orgoglio, il colpo di sciabola, a volte spuntata, di una popolazione di corte, imperiale o di vicereame, in ultimo sabauda, americana, e poi repubblicana, ma non totalmente nostra, tutt’altro. Rifiutiamo le regole noi palermitani, in tutto, dalla Tari del sacchetto immondo alla sosta selvaggia in doppia fila, al rifiuto culturale dei mezzi pubblici, che opprimono il nostro individualismo esagerato. Il Suca è una filosofia di vita, come ha ben discettato in un pamphlet Francesco Bozzi, forse l’autore più espressivo della palermitanità seppur viziata dalla residenza svizzera.

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È un modo per distanziare da sé la realtà, spesso ostile e non confacente alla nostra essenza. Un suca è scappato a tutti, a volte spesso, alcune volentieri, altre come moto rivoluzionario di un’esistenza oppressa, come Hasta la victoria siempre del Che. Se Guevara fosse passato da Palermo avrebbe pronunciato un enorme Suca al sistema. Che oggi viene rappresentato dallo stupore a tutto titolo di un giornale straniero, posseduto da una Holding olandese, che lì paga poche tasse, dopo i molti privilegi statali, e diretto da piemontesi, seppur di cognome francese e borsa americana. C’eravamo prima di loro, avrebbe detto Don Fabrizio, e seppur, oggi, loro vincenti ce la possono.

Cosi è se vi pare, se non vi pare è lo stesso.

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Ultimo Aggiornamento: 29/05/2024 08:42