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Meloni e l’illusione del centrodestra europeo: una pericolosa fake news

Pubblicato: 27/05/2024 06:25

Se c’è una “fake news” da manuale, è quella che vede il centrodestra trionfante nel Parlamento europeo. Giorgia Meloni, sempre pronta a denunciare complotti mediatici, stavolta sembra indulgere in un’illusione che farebbe impallidire anche il più fantasioso degli sceneggiatori di fiction: un’alleanza europea che fa a meno della sinistra. E così questa fantasia elettorale porterà solo di isolare l’Italia, vista l’impossibilità pratica di questa alleanza.

Partiamo dai numeri, che non mentono mai (a differenza di certi slogan elettorali). Una coalizione di centrodestra capace di eleggere il presidente della Commissione europea è una chimera, politicamente e aritmeticamente. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro: il PPE (i Popolari di cui fa parte anche Forza Italia) otterrebbe circa 183 seggi, l’ECR (Conservatori con Fratelli d’Italia) 86, e Identità & Democrazia (la destra estrema di Salvini e Le Pen) 84. Totale: 353 seggi. Ma, come in ogni thriller che si rispetti, c’è un colpo di scena: il Parlamento europeo richiede una maggioranza di 361 seggi. Mancano dunque otto voti, e siamo già fuori dai giochi.

Come se non bastasse, il PPE ha già dichiarato attraverso il suo presidente Manfred Weber e la sua “spitzenkandidat” Ursula von der Leyen, che non ci sarà alcuna intesa con l’estrema destra. Un altro buco nell’acqua per Meloni.

Ma facciamo finta di vivere in una realtà alternativa dove si possono eliminare i 84 seggi di ID e sostituirli con i 86 rappresentanti di Renew, il gruppo liberale di Macron. Siamo a quota 355, ancora non ci siamo. Ma il bello (si fa per dire) è che i liberali non vogliono sentir parlare di un’alleanza con l’ECR. Sandro Gozi, lo “spitzenkandidat” di Renew, lo ha detto chiaramente: “Non se ne parla!”. E non dimentichiamo che una buona parte del PPE, specialmente i partiti del nord Europa e il polacco Donald Tusk, inorridiscono all’idea di allearsi con la destra conservatrice.

E mentre Meloni sogna, i Socialisti e Democratici (PSE) si confermano come il secondo gruppo più numeroso, con circa 140 seggi. In questo scenario, è evidente che qualsiasi maggioranza realistica deve includere il PPE e/o il PSE. La “maggioranza Ursula” – quella che cinque anni fa ha portato Von der Leyen alla presidenza – si basava su popolari, socialisti e liberali, e dovrebbe raggiungere nuovamente una solida maggioranza di 409 seggi.

Chi aspira alla presidenza della Commissione deve quindi puntare su una coalizione tra PPE, PSE e Renew, con possibili ulteriori alleati. Alcuni nel PPE preferirebbero includere solo i Fratelli d’Italia, escludendo il resto dell’ECR, mentre i socialisti potrebbero guardare ai Verdi, che potrebbero ottenere 48 seggi.

L’obiettivo di Meloni appare dunque irraggiungibile senza un’improvvisa e improbabile rivoluzione elettorale. La sua strategia rischia di condurre l’Italia in un vicolo cieco, riproponendo incoerenze già viste, come nel caso del nuovo patto di Stabilità: Meloni lo approva in Consiglio, ma Fratelli d’Italia lo boccia in Parlamento. Sul futuro presidente della Commissione potrebbe ripetersi lo stesso copione: Palazzo Chigi appoggia un candidato, mentre FdI si dissocia in aula. Un teatrino politico che rischia di lasciare l’Italia fuori dai giochi che contano in Europa, mentre Meloni continua a rincorrere il suo personale fantasma dell’Opera.

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Ultimo Aggiornamento: 27/05/2024 10:22