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Mosca apre a Kabul, verso la rimozione dei talebani dalla lista terroristi

Pubblicato: 27/05/2024 19:59

In un clamoroso cambio di strategia, la Russia si prepara a rimuovere i talebani dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Questo importante sviluppo è stato annunciato dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha sottolineato come i talebani rappresentino ormai il potere reale in Afghanistan e che “L’Afghanistan non ci è indifferente”. Questa svolta arriva dopo che i talebani sono stati considerati estremisti da Mosca dal lontano 2003.

La notizia è stata confermata dall’agenzia governativa Tass, riportando le dichiarazioni del direttore del dipartimento per l’Asia del Ministero degli Esteri, Zamir Kabulov. Egli ha riferito che al presidente Vladimir Putin è stata suggerita la possibilità di escludere i talebani dalle organizzazioni bandite, un passaggio fondamentale per avvicinarsi al riconoscimento ufficiale del governo di Kabul. La decisione finale spetterà però alla Corte Suprema, l’organo che aveva originariamente incluso i talebani nella lista nera oltre vent’anni fa.

Nonostante i rigidi vincoli legali, la Russia ha mantenuto frequenti contatti con i talebani. Già nel 2019, rappresentanti talebani hanno incontrato Lavrov a Mosca e da allora le delegazioni si sono susseguite regolarmente. Recentemente, una delegazione guidata dal ministro ad interim dell’Industria e del Commercio dell’Afghanistan, Nuriddin Azizi, ha partecipato a un forum economico a Kazan, e altri membri sono attesi al prossimo Forum internazionale di San Pietroburgo, in programma dal 5 all’8 giugno.

Dopo il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan nel 2021, Putin ha suggerito che l’integrazione rapida dei talebani nella “famiglia dei popoli civilizzati” potesse agevolare il ripristino dei contatti internazionali. Già nell’ottobre di quell’anno, Putin aveva prospettato la possibilità di rimuovere i talebani dall’elenco delle organizzazioni terroristiche, condizionando però tale mossa a una decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Questo cambio di rotta si è riflesso immediatamente nei media statali russi. Dal novembre 2021, i talebani sono descritti come gruppo “soggetto alle sanzioni delle Nazioni Unite”, e non più solo come “organizzazione terroristica”. Tuttavia, la normativa russa impone ancora ai media di “etichettare” ogni riferimento ai talebani, per evitare accuse di apologia di terrorismo. Un esempio recente è il caso della giornalista Nadezhda Kevorkova, incriminata a inizio maggio per aver, secondo il Comitato investigativo, giustificato le attività terroristiche dei talebani.

Anche i semplici cittadini non sono immuni dalla repressione su questo tema. Anvarzoda Osimjoni, già detenuto per altri reati, ha visto la sua pena aumentare di tre anni e mezzo per aver promosso ideologie estremiste tra i pazienti di un ambulatorio carcerario.

La rimozione dei talebani dalla lista nera avrebbe anche significative implicazioni economiche. Aleksandr Knjazev, docente all’Università statale di San Pietroburgo, ha spiegato che la legittimazione dei talebani renderebbe legittime tutte le attività commerciali con l’Afghanistan. Attualmente, tali relazioni si svolgono in un limbo giuridico, come sottolineato dal ricercatore Mohammad Omar Nessar dell’Istituto di studi orientali dell’Accademia russa delle scienze.

Sul palcoscenico internazionale, con Mosca sempre più isolata dall’Occidente, questa mossa rappresenta un pragmatico riavvicinamento a Kabul, un tempo considerato un pericoloso focolaio di “instabilità”.

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