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Giada spinta dal cavalcavia: quei messaggi del compagno per depistare le indagini. Perché lo ha fatto

Pubblicato: 30/05/2024 14:26

“Sapevo delle crisi con il compagno, ma Andrea non mi aveva assolutamente dato l’impressione di essere una persona pericolosa”. S’intuisce il rimpianto nelle parole di Daniel Zanola, fratello di Giada. La donna di 34 anni ha perso la vita cadendo da un cavalcavia dell’A4 lo scorso 28 maggio. Gli inquirenti avevano classificato inizialmente il fatto come un suicidio, ma presto molte cose hanno iniziato a non quadrare.

A quel punto il suo compagno, il 39 Andrea Favero, è crollato. Ha confessato di aver spinto dal cavalcavia la compagna dopo una lite. Giada è precipitata per 15 metri, finendo sotto alcune macchine nella carreggiata sottostante. l pm negli uffici di polizia ha interrogato il 39enne e al termine ha disposto il fermo di indiziato di omicidio volontario, provvedimento eseguito dai poliziotti. L’uomo è stato condotto in carcere. Ora emergono le testimonianze del fratello di Giada e di alcuni amici della coppia. Testimonianze che raccontano di un amore malato.
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Le parole del fratello

Della crisi tra i due sarebbe stata a conoscenza anche la famiglia della vittima. “Sapevo delle tensioni – dice il fratello di Giada, Daniel Zanola -, ma mai avrei immaginato quanto è successo. In questo momento sono sovrastato dalle emozioni e dai pensieri, non riesco a capacitarmi di nulla”. Il giovane ha vissuto in casa con la sorella fino al 2018 a Folzano, in provincia di Brescia. Giada si è poi trasferita a Vigonza, in provincia di Padova.
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Giada con me si confidava poco, forse per paura del mio giudizio o per paure sue. Ero a conoscenza della crisi con il compagno, ma Andrea non mi aveva assolutamente dato l’impressione di essere una persona pericolosa”. La famiglia di Giada sta collaborando con la questura di Padova per rispondere alle domande degli inquirenti. Intanto al termine dell’interrogatorio, per Favero è stato disposto il fermo di indiziato di delitto per omicidio volontario aggravato. L’uomo è stato accompagnato in carcere in attesa dell’udienza di convalida del fermo da parte del gip

L’omicidio al culmine di una lite

L’omicidio, secondo la ricostruzione della polizia, è avvenuto al culmine di una lite che i due hanno avuto mentre si trovavano sul ponte sopra l’autostrada, a Vigonza, poco distante dalla loro abitazione. Qui il compagno l’avrebbe fatta precipitare. Ricostruendo le ore precedenti al fatto, gli agenti di polstrada e squadra mobile, assieme alla polizia scientifica, hanno riscontrato degli elementi che facevano ricondurre la tragedia ad una ipotesi di omicidio.

“Aveva annullato le nozze perché non se la sentiva più – ha detto un amico di Andrea, alla trasmissione di Rai1 ‘La vita in diretta’ – Andrea era gelosissimo e possessivo. Giada una ragazza solare, che aveva voglia di vivere”. La giovane, secondo le testimonianze degli amici, non aveva mai manifestato propositi suicidi, “anche perché era molto attaccata al suo bambino, una vera mamma”. “Aveva già detto al compagno che voleva chiudere la storia”.

In uno dei passaggi dell’interrogatorio, Favero avrebbe raccontato: “Alle 7.30 ricordo di essermi svegliato e di essermi accorto che Giada non c’era tanto è vero che le ho mandato un messaggio chiedendole se fosse già andata al lavoro e dicendole che non ci aveva nemmeno salutato come era solita fare”. Il pm Giorgio Falcone dà atto che il messaggio è presente (ore 7.38) nella chat presente nel telefono dell’indagato. Breve ma indicativo il testo: “Sei andata al lavoro?? Non ci hai nemmeno salutato!!”. Per il sostituto procuratore “appare evidente che i contatti telefonici e i messaggi presenti sul suo cellulare rappresentino una messa in scena”.

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Ultimo Aggiornamento: 31/05/2024 08:30