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La Sindaca leghista attacca la comunità islamica. “Non rispettano le regole. Vogliono imporre le loro”

Pubblicato: 31/05/2024 12:12

La sindaca leghista di Monfalcone, Anna Maria Cinst, ormai da anni solleva critiche severe nei confronti della Comunità Islamica in Italia, in particolare quella presente nella sua città. In un’intervista con Enrico Ferro su Repubblica, la Prima Cittadina ha specificato “io non sono né razzista né xenofoba, esigo solo il rispetto per questo territorio“. La sua arringa è molto dura, e si fonda sul mancato rispetto di certe regole che dovrebbero valere per tutti, ma secondo lei vengono disattese. “Se nei Comuni multiamo i cittadini per gli abusi edilizi nella realizzazione di un garage”, si è chiesta la Cinst, “perché dovrei chiudere un occhio di fronte a una Moschea tirata su dove un tempo c’era una pizzeria?”. “Il problema”, ha proseguito la sindaca di Monfalcone, “è che gli immigrati non rispettano le nostre regole. Anzi, vogliono imporre le loro“. La Prima cittadina, da qualche mese, vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute a causa della chiusura di due Moschee e alla conseguente battaglia legale con le rispettive associazioni culturali. (continua dopo la foto)

Anna Maria Cinst nel 2016 si è candidata per la corsa a Sindaco a Monfalcone, ex “Stalingrado rossa d’Italia”, e ha vinto. La gente ha apprezzato il suo operato, tanto che per il secondo mandato è stata eletta con il 73% dei voti. La Questura di Gorizia valuta il rischio di un attentato ai suoi danni come “concreto“, e ha mandato un ispettore del commissariato di Monfalcone a proteggerla. Ma lei, che vive ancora nel villaggio operaio costruito nel 1908 ed è figlia di un ex saldatore specializzato presso i cantieri navali – morto nel 2005 per asbestosi da amianto – non si lascia intimidire. “Le regole“, spiega, “devono valere per tutti. Ho provato tante volte a dialogare con la Comunità Islamica senza ottenere nulla. Ma io non mi faccio rullare da nessuno. Ora questa è diventata la mia battaglia“. Poi, in riferimento ai cantieri navali triestini, spiega che “quel lavoro ha consentito ai miei genitori di dare da mangiare alla nostra famiglia. Ma dal 2005, con l’abuso degli operai in subappalto, tutto è cambiato”. (continua dopo la foto)

“E’ arrivata manodopera a basso costo“, prosegue la Sindaca, “ed è arrivata in massa. La nostra città è cambiata: vedo donne coperte dalla testa ai piedi camminare diligentemente dietro agli uomini. E vedo tante piccole Samman Abbas“. La Cinst è nota ormai in tutto il mondo per la sua crociata contro le Moschee. E’ stata citata anche dal Financial Times e dal Guardian. La sua non sembra essere una crociata religiosa, quanto piuttosto una questione di rispetto delle regole e di convivenza civile fra diverse culture. Che per lei non è possibile se una delle due non rispetta l’altra. “La Sharia ce l’abbiamo già in casa, purtroppo”, ha sottolineato la Cinst per rafforzare il concetto. “Nel 2023 sono stati spediti in Bangladesh ben 24 milioni da Monfalcone. E poi noi gli diamo il Welfare e le case popolari“.

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