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Milioni di pagine web scomparse: ecco cosa sta succedendo

Pubblicato: 31/05/2024 19:15

Si sono ristrette la pagine (del web). A dimostrare che neanche internet è per sempre, contrariamente a quanto si pensa. Ma questa perdita (materiale, anche se nominalmente digitale) rischia di far scomparire contenuti e notizie di una certa rilevanza. Basti pensare che in dieci – l’arco che va dal 2013 al 2023 – sono sparite dalla rete il 25% delle pagine complessive.

Viene chiamato “decadimento digitale” il fenomeno messo in evidenza dal centro studi Pew Research, con sede a Washington. E’ un istituto apolitico e apartitico che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici, effettua sondaggi, ricerche demografiche, analisi sui media. Da uno di questi lavori firmati dal Pew è emerso che una parte del web che conosciamo sta scomparendo e che, forse un po’ a sorpresa, anche i social rientrano nel decadimento Secondo lo studio, che è basato su campioni casuali di quasi un milione di pagine del web – prese da Common Crawl, servizio che archivia parti di Internet – la percentuale di pagine non più visibile sale al 38% per i contenuti più datati, rispetto all’8% registrati in tempi più recenti.

I ricercatori del Pew research rilevano che gran parte delle “sparizioni” riguardano pagine cancellate o rimosse e che il decadimento digitale investe gli spazi online più diversi. Ovvero, “dai collegamenti che compaiono sui siti governativi a quelli di notizie, da Wikipedia ai social network”. Il report descrive cosa accade nell’apparente spazio infinito del world wide web: circa il 23% delle pagine di notizie include almeno un collegamento non funzionante; inoltre il 21% dei siti governativi e il 54% delle pagine di Wikipedia includono nei riferimenti un collegamento scomparso.

Ecco perché a volte – e sempre più spesso – possono comparire sullo schermo del tablet o del pc quei codici di errore che bloccano la vostra navigazione (o ricerca): dal famigerato 404 (Not found) agli altri della serie, come il 204 (No Content), il 410 (Gone), il 500 (Internal Server error) o il 502 (Bad Gateway) e via andando.

I numeri svelati nel report fanno emergere un sospetto: dopo quelli legati ai riflessi della modernizzazione, ci lasceremo alle spalle anche una desertificazione digitale? Il fenomeno del resto investe anche i social network, per i quali – come viene spiegato nella ricerca – “un quinto dei tweet scompare dalla piattaforma pochi mesi dopo la pubblicazione. Nel 60% dei casi l’account che ha pubblicato il tweet è stato reso privato, sospeso o cancellato; nell’altro 40%, il titolare ha cancellato il singolo tweet, ma l’account stesso esisteva ancora”.

Sempre secondo Pew research emerge anche un aspetto legato alla differenti lingue parlate nel mondo (anche digitale). Tra i post ce ne sono molti scritti in lingue che sono più suscettibili alla sparizione. “Più del 40% dei tweet scritti in turco o in arabo – si osserva nella ricerca – non sono più visibili sul sito entro tre mesi dalla pubblicazione”. In buona sostanza, non tutto quello che appare su Internet è destinato a restarci per sempre, nonostante link vari, cloud, screenshot, hyperlink e condivisioni ci possano far pensare al digitale come a qualcosa di immortale.

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