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Le foto hot e le paure di Giada: cosa c’è dietro la tragedia, la scoperta degli investigatori

Pubblicato: 01/06/2024 10:13

Un tragico episodio sulla A4 che lascia molti interrogativi. Giada Zanola, 34 anni, madre di un bimbo, è stata gettata da un cavalcavia e successivamente travolta. Andrea Favero, suo compagno e padre del loro figlio, resta in carcere con l’accusa di omicidio. Gli inquirenti ipotizzano che la donna possa essere stata stordita o uccisa prima del lancio. Il cellulare della vittima, fondamentale per le indagini, è ancora introvabile.

Ipotesi in esame

La possibilità che Giada fosse priva di sensi o già morta quando è stata gettata dal cavalcavia è sotto la lente degli investigatori. L’autopsia non ha fornito riscontri definitivi e sarà l’esame tossicologico, atteso tra un mese, a chiarire se la donna fosse sotto l’effetto di sostanze. Andrea Favero, durante l’interrogatorio, ha scelto di non rispondere. Nonostante il fermo non sia stato convalidato per mancanza di pericolo di fuga, il giudice ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare, ritenendo solide le prove raccolte dal PM.

Le paure di Giada

Giada, che viveva da “separata in casa” con Favero, aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione. Temendo di essere vittima di ricatti sessuali, aveva confidato a un’amica e al suo nuovo compagno di sospettare che Favero avesse realizzato video intimi per poi ricattarla. La polizia postale è ora incaricata di verificare l’esistenza di tali video su dispositivi elettronici.

La scomparsa del cellulare di Giada aggiunge un ulteriore mistero al caso. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire gli eventi della notte tra martedì e mercoledì, non solo sul ponte dell’autostrada, ma anche nella casa di Vigonza dove la coppia viveva.

Nuovo lavoro e nuova relazione

Le contraddizioni nelle versioni di Favero sollevano il sospetto di premeditazione. Giada stava per iniziare un nuovo lavoro in una stazione di servizio di Vigonovo, dove lavorava anche il suo nuovo compagno. La loro relazione, ormai non più segreta, era motivo di tensione.

Favero, inizialmente sentito come persona informata sui fatti, ha omesso di dire che si trovava sul cavalcavia quella notte. Solo dopo essere stato confrontato con le immagini delle telecamere di sorveglianza, ha ammesso la sua presenza, giustificandosi con un “vuoto di memoria” riguardo agli eventi delle 3.30. La difficoltà di immaginare come una donna possa essere stata scaraventata oltre un parapetto alto due metri, se ancora vigile, complica ulteriormente la dinamica dell’incidente.

L’indagine continua, con gli inquirenti determinati a fare luce su una vicenda dai contorni sempre più oscuri.

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Ultimo Aggiornamento: 01/06/2024 18:26