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Attacco al Quirinale, la furia di Giorgia contro Matteo (anche se…)

Pubblicato: 03/06/2024 06:54

Una telefonata partita da Palazzo Chigi subito dopo l’attacco di Claudio Borghi al Quirinale ha innescato una crisi di nervi tra i vertici della destra italiana. Con toni decisi, Giorgia Meloni ha spiegato a Matteo Salvini che o smentiva l’uscita di Borghi, oppure lei sarebbe stata costretta a sconfessarlo in TV. «Chiedere così le dimissioni di Mattarella è un errore che non porta consenso, anzi. È stata una grande sciocchezza», ha detto la premier al leader della Lega. Questo è il retroscena che ha portato al dietrofront di Salvini: «Non chiediamo le dimissioni di nessuno». Mentre i sondaggi riservati sulle elezioni europee indicano Fratelli d’Italia più o meno sulla soglia del 26% considerata il minimo, ben lontani dal 30% sognato. Una prospettiva che potrebbe far scricchiolare il suo governo.

«Una grande sciocchezza»

Il contatto tra Salvini e Meloni arriva a metà pomeriggio. La minaccia della smentita in TV non è una boutade: Meloni ha in programma per stasera un intervento su Rete 4. Durante il suo comizio a Piazza del Popolo, anche la premier ha attaccato l’Unione Europea sulla sovranità, ma senza mai chiamare in causa il Quirinale. La telefonata contribuisce a movimentare ulteriormente i rapporti tra FdI e Lega, che non sono al loro massimo storico. Il Capitano, infatti, ha puntato molto su questo voto per cominciare a ribaltare i rapporti di forza tra i due partiti. «La festa della Repubblica ci ricorda che dovremmo tornare alla prima idea di Europa, che immaginava la sua forza nell’unione ma anche nelle specificità degli Stati nazionali», aveva detto proprio Meloni in mattinata. Ma una cosa sono le parole diplomatiche, un’altra l’attacco diretto a Mattarella.

I sondaggi segreti sulle Europee

C’è però anche un altro motivo che alimenta il nervosismo della premier. Mentre Meloni lancia il referendum sull’Europa da Piazza del Popolo, infatti, i sondaggi riservati di queste ore danno FdI al palo. Anzi, a rischio addirittura di discesa da quella soglia del 26% che era considerato il risultato minimo. Secondo i rumors, la circoscrizione in cui il partito della premier è più in difficoltà è quella del Nord-Est. Alle politiche aveva regalato grandi soddisfazioni, ora tra Veneto ed Emilia-Romagna potrebbe abbassare la media nazionale. C’è anche il pericolo affluenza, prevista in ribasso. Votare dal pomeriggio di un sabato di giugno, nel primo weekend con le scuole chiuse, potrebbe portare a una fuga dalle urne. E tradizionalmente la bassa affluenza non favorisce il centrodestra. Per questo adesso Meloni non è più così sicura di vincere queste elezioni.

Quota trenta

Anzi, di più. Se quota trenta, ovvero il 30% dei voti, è lontana, all’orizzonte si cominciano a udire alcuni scricchiolii. Tanto che Meloni mette in conto anche un brutto risultato. In quel caso potrebbe cominciare anche una strategia di logoramento nei suoi confronti. È quello che lei teme di più. E allora ecco anche l’ipotesi di ribaltare il tavolo. Anche perché un pessimo risultato alle elezioni la metterebbe in una condizione di irrilevanza nella trattativa per la prossima Commissione Europea. E per la quale avrebbe già in mente il nome di un possibile commissario: Elisabetta Belloni. Intanto cominciano ad addensarsi le nuvole all’orizzonte. Quelle che arrivano dal ministero dell’Economia retto da Giancarlo Giorgetti sono piuttosto allarmanti. Bankitalia ha parlato del rischio debito e delle nuove regole del Patto di Stabilità che potrebbero fermare le iniziative di Palazzo Chigi.

Le dimissioni di Giorgetti

E proprio il ministro dell’Economia potrebbe presto salutare. Giorgetti ha offerto a Meloni la disponibilità a lavorare nella nuova Commissione Europea. Una scelta che preparerebbe la sua uscita da via XX Settembre. «Preparatevi a fare senza di me», è il virgolettato attribuito al ministro. Che soffre per l’assenza di risorse per la politica della premier. E si rende conto che presto dovrà incentivare il suo ruolo di guardiano dei conti. E finire di conseguenza nel mirino delle forze politiche di maggioranza che invece chiedono di spendere di più. Per questo la via d’uscita europea per Giorgetti sarebbe un’onorevole ritirata. Meglio di una disonorevole sconfitta.

Meloni vicina a Salvini, ma in segreto

Nonostante le tensioni apparenti, è evidente che nel merito Meloni sia più vicina a Salvini che al Quirinale. Tuttavia, la premier non vuole dichiararlo pubblicamente per evitare di compromettere la propria posizione e il consenso. Infatti, entrambi i leader condividono una visione critica dell’Unione Europea e delle sue ingerenze, ma Meloni sceglie una strada più diplomatica per evitare conflitti diretti con le istituzioni nazionali. Questa doppia strategia mostra quanto sia complesso il gioco politico interno alla coalizione, dove ogni mossa deve essere calibrata per mantenere l’equilibrio precario tra consenso popolare e rapporti di forza tra i partiti.

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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2024 14:10