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Auto elettrica, ecco come Italia e Europa affondano

Pubblicato: 03/06/2024 12:54
auto elettriche

La Commissione europea, come ormai noto, ha imposto lo stop alla produzione di veicoli con motore endotermico (diesel e benzina) dal 2035. Questo fa sì che da quella data in poi sarà possibile acquistare solo auto elettriche. Si capisce bene che il mercato dell’automotive, dunque, è in piena rivoluzione. E l’Italia in tutto questo che fa? E l’Europa stessa? Mentre i cittadini italiani non ci pensano nemmeno a passare già da ora all’elettrico, a causa dei costi ancora troppo elevati, dell’assenza di infrastrutture adeguate e della ridotta autonomia, molte case automobilistiche hanno rallentato la produzione e rinviato investimenti. Il segnale più forte, a livello globale, arriva dalla regina dell’elettrico, Tesla di Elon Musk, che ha ridotto del 10% gli occupati, proprio perché gli affari non decollano. Le stesse flotte aziendali e le società di noleggio, per ora, rifuggono dai veicoli elettrici. In tutto questo, però, i due maggiori mercati delle auto al mondo, Cina e Usa, continuano a investire, mangiando una fetta di mercato enorme. (Continua a leggere dopo la foto)
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La Cina produce ormai più del 50 per cento dei veicoli elettrici al mondo, con un mercato interno in cui il 40% delle nuove auto sono elettriche. In Cina la produzione in scala permette un costo inferiore del 30% rispetto ai concorrenti europei. Come spiega Alessandro Penati su Domani, la Cina domina nelle componenti chiavi, come le batterie. “Dopo aver comperato aziende europee (MG, Volvo, Lotus, ma anche Pirelli), le case cinesi cominciano a produrre da noi con i propri marchi (Chery, BYD), evitando le barriere tariffarie; innovano (BYD ha appena lanciato una PHEV con un’autonomia di 2.000 chilometri); e aggrediscono il segmento di fascia alta”. Dal canto loro, gli Stati Uniti sono in ritardo come, se non addirittura peggio, l’Europa. C’è da dire, però, che Tesla “rimane leader di mercato e ha accumulato un grosso vantaggio di know how, anche se oggi patisce l’aver ritardato l’uscita di nuovi modelli e tagliato i prezzi, anticipando troppo lo sviluppo di massa dell’elettrico”. (Continua a leggere dopo la foto)

In Europa la domanda è debole e le case europee hanno rallentato gli investimenti, preferendo l’ibrido che, però, non decolla. Questi ritardi accumulati non permettono all’Europa di competere coi cinesi in termini di costo e innovazione. Spiega Penati: “All’Europa non conviene imporre tariffe proibitive per frenare l’invasione di auto cinese: scoraggerebbero una domanda già debole e darebbero all’industria europea un incentivo a procrastinare gli investimenti necessari a raggiungere le economie di scala. Inoltre, si rischierebbe una guerra commerciale con la Cina in cui l’Europa avrebbe la peggio, visto la maggiore integrazione economica rispetto agli Stati Uniti: la Cina è un grande mercato di sbocco per le nostre imprese, e la destinazione di molte produzioni a basso costo, che poi importiamo”. In tutto questo, fanalino di coda è l’Italia, vista la rilevanza dell’industria automobilistica e delle componenti nell’economia italiana.

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