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Vuoi parlare con il “te stesso del futuro”? Ora è possibile. Ecco come e perché può farci star meglio

Pubblicato: 06/06/2024 13:52

Sembra la trovata di qualche autore di fantascienza particolarmente in vena, invece è una realtà. Grazie a un gruppo di studiosi del Massachussets Institute of Technology, che hanno sviluppato un chatbot che simula la versione di noi stessi nel futuro. Ovviamente c’entra l’intelligenza artificiale. Ma questa volta, secondo gli psicologi e i primi volontari che si sono sottoposti a questa prova, l’esperienza potrebbe essere molto positiva per il nostro equilibrio mentale e per correggere i nostri difetti caratteriali. Perché incontrare noi stessi come diventeremo ci aiuta a capire come siamo. Certo, non mancano le suggestioni: cosa chiederemmo alla nostra versione “invecchiata” se ce la trovassimo di fronte? Probabilmente, vorremmo sapere come sono andate le cose nella nostra vita. Se abbiamo realizzato i nostri sogni, trovato (o conservato) il grande amore. E poi il lavoro, la salute. E tutto quello che potremmo correggere adesso per far andare meglio le cose domani. Probabilmente, se avessimo questa possibilità, cambieremmo almeno in parte le nostre abitudini. Cercheremmo di correggere gli errori e di limare i nostri difetti. Con l’obiettivo di creare una nostra versione futura che ci piaccia di più. (continua dopo la foto)

Anche se in questo caso si tratta solo di una simulazione, pare che i risultati siano molto positivi. I volontari che hanno accettato di sottoporsi all’esperimento hanno dichiarato di aver vissuto “un senso di consolazione e di riduzione dell’ansia“. I ricercatori, per sperimentare la loro creazione, hanno radunato 344 volontari fra i 18 e i 30 anni e hanno chiesto loro di condividere informazioni personali sul loro presente, oltre a una descrizione di come immaginano il loro avvenire. A quel punto, l’algoritmo ha elaborato “ricordi sintetici” che sono stati a loro volta inglobati nel “large language model“, un sistema basato su GPT3.5 che in seguito ha creato i cloni “invecchiati”. A decidere l’aspetto dei soggetti nel futuro, a sua volta, è un’altra AI. Quando gli utenti si trovano di fronte la loro versione più anziana, il programma risponde utilizzando una “memoria” di eventi che non sono effettivamente accaduti, ma che per l’intelligenza artificiale potrebbero essere verosimili. (continua dopo la foto)

Per fare un esempio, una volontaria che spera di diventare insegnante di biologia ha chiesto alla se stessa del futuro quale fosse stato il momento di maggior soddisfazione della sua futura carriera professionale. “Quando sono riuscita ad aiutare uno studente in difficoltà a cambiare i propri voti e a superare l’esame di biologia”, ha risposto la “vecchia lei“. E anche se i volontari hanno ammesso di aver trovato la conversazione “artificiale“, le conseguenze sul loro carattere e sul loro approccio all’esistenza sono state generalmente positive. Senso di consolazione, sollievo, calore, riduzione dell’ansia: queste le reazioni più comuni. E anche la sensazione di essere soddisfatti dal “se stessi” del futuro. L’incontro con la propria versione che verrà, a quanto pare, alleggerisce le preoccupazioni del presente, mitiga la paura di non farcela. “Il nostro obiettivo”, ha spiegato uno dei ricercatori coinvolti nell’esperimento, “è promuovere riflessioni di lungo respiro e cambiamenti nel comportamento. Incontrare la propria versione futura”, ha concluso, “potrebbe motivare le persone a fare scelte migliori nel presente. Che a loro volta potrebbero ottimizzare il benessere sul lungo termine e le scelte di vita”.

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Ultimo Aggiornamento: 06/06/2024 13:55