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Cacciari senza freni: “Siamo al collasso civile. Questo voto è una catastrofe. La destra si finge sovranista, e la sinistra…”

Pubblicato: 10/06/2024 15:47

E’ un’arringa durissima e in un certo senso disperata quella che Massimo Cacciari ha pronunciato in un’intervista al Fatto Quotidiano firmata da Antonello Caporale. Il popolare filosofo, a cui non si può imputare la mancanza di coraggio e una certa imparzialità di giudizio, ha sparato a zero contro il risultato delle Elezioni Europee, senza risparmiare nessuno. “Siamo al collasso civile, questo voto è una catastrofe” tuona Cacciari. “La destra bofonchia di sovranismo, riduce l’Europa a ostacolo ma poi quando va a Bruxelles rimette i panni della forza atlantista e filoamericana, altrimenti verrebbe cacciata. E la sinistra è ridotta a un elemento di dettaglio, a movimento che non trova soluzioni, non propone più leadership, non pronuncia parole nuove”. Il filosofo commenta il crollo di Macron e Scholz parlando di “una catastrofe. La debacle culturale dei governi di coalizione”. Sul voto italiano che premia la Meloni, Cacciari ha le idee chiare: “E cosa avrebbe dovuto fare l’Italia? E’ chiaro che si tiene stretta la Meloni. Chi altrimenti dovrebbe proporre?”. (continua dopo la foto)

Il filosofo mette il dito nella piaga anche quando parla della divisione del nostro Paese in due tronconi. Con il Sud che ha boicottato il voto, ma non interessa a nessuno. “Frega a pochi, perché il Sud conta poco”, spiega il filosofo. “Invece sarebbe l’ora di un intervento del Presidente della Repubblica, dovrebbe prendere posizione e affrontare la crisi più acuta della democrazia. L’Italia è divisa in due, una parte non riconosce l’altra, anzi, non si riconosce più”. Quando l’intervistatore gli fa notare che il Sud ha comunque premiato i 5Stelle, Cacciari lo interrompe con parole inequivocabili. “Ma lasciamo stare i 5Stelle”, attacca, “capisce che qui siamo sul punto del collasso civile?“. Il filosofo riconosce alla Schlein di essersi se non altro “data da fare” e, sull’ipotesi di un cambio ai vertici della Lega, si mostra scettico: “E chi metterebbe lei?”, chiede al’intervistatore. “Zaia? Ma dai! Non ha la stoffa del leader. Togli Salvini e chi metti?“. Insomma, quello che ne deriva è il ritratto di un Paese allo sbando, con leader deboli e nessuna alternativa alle spalle. Un Paese spaccato e senza futuro, con le istituzioni ancorate a un potere che ha sempre meno senso.

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