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Geo Barents sbarca a Savona, 11 sacchi per simboleggiare perdite in mare. Il Vescovo li accoglie: “Sono fratelli e sorelle feriti”

Pubblicato: 11/06/2024 12:23
vescovo savona geo barents

Sotto il grido “Europe, how many more?” l’equipaggio della Geo Barents di Medici Senza Frontiere ha esposto uno striscione realizzato con sacchi mortuari numerati da uno a undici, un’accusa chiara all’Europa. I numeri rappresentano i migranti deceduti in mare, recentemente recuperati dalla nave durante un’operazione di salvataggio che ha lasciato un segno profondo sugli operatori di bordo. Come ha spiegato Juan Matias Gil, capo missione di Medici Senza Frontiere, “L’Europa non si può girare dall’altra parte, ma assegnare un porto così lontano significa aumentare le sofferenze di queste persone”.

Geo Barents, a bordo 165 sopravvissuti

La Geo Barents, dopo tre giorni di navigazione, è arrivata a Genova alle 11 del mattino, una piccola figura accanto alla grande nave della Moby, decorata con cartoni animati. Ha attraccato al Ponte Colombo, il porto più lontano di tutti. Ad accoglierla c’era un gruppo rappresentante la solidarietà della chiesa genovese, con monsignor Giacomo Martino dell’ufficio diocesano Migrantes, il vescovo di Savona Calogero Marino, Andrea Chiappori della Comunità di Sant’Egidio della Liguria, e Husein Salah della comunità musulmana.

A bordo della nave c’erano 165 sopravvissuti, tra cui 33 minori e due bambine di sei e otto anni. Il dottor Paolo Cremonesi, responsabile del pronto soccorso del Galliera e presente sul posto, ha riportato che “sei donne hanno subito abusi, due sono incinte”. Ha espresso il desiderio di poterle ricoverare a Genova, pur sapendo che la maggior parte dei sopravvissuti non rimarrà in Liguria.

Il vescovo di Savona, Monsignor Marino, ha dichiarato: “Credo che quando dei fratelli e sorelle feriti da un viaggio interminabile, dalla violenza, dagli abusi e dalle torture arrivano dove tu vivi, penso che bisogna essere presenti Quando le persone fragili arrivano e trovano degli amici accoglienti, è un modo di aiutarli a ritrovare il sorriso. Questo è il motivo per cui sono qui oggi, oltre ad esprime la solidarietà della comunità cristiana”.

Monsignor Martino, un simbolo dell’accoglienza a Genova, ha ribadito l’importanza dell’azione e della presenza cristiana attiva: “Come dice Papa Francesco, dobbiamo uscire dalle chiese per andare incontro alla gente. Il cristianesimo da like sui social è finito. Dobbiamo far sentire l’abbraccio di Genova”. Ha sottolineato che la legge internazionale prevede che queste persone debbano essere portate al più presto in un porto sicuro e che, sebbene siano già arrivate a Lampedusa in condizioni difficili, stanno ancora viaggiando verso la sicurezza.

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Ultimo Aggiornamento: 11/06/2024 12:26