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Irene Pivetti, Pm chiede condanna a 4 anni: “Ha fornito ricostruzione confusa”

Pubblicato: 11/06/2024 16:15

La Procura di Milano ha chiesto una condanna di 4 anni di reclusione per Irene Pivetti, ex presidente della Camera, accusata di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e autoriciclaggio. Le accuse sono legate a una controversa operazione commerciale del 2016, in cui la Pivetti avrebbe nascosto al Fisco i proventi derivanti dall’acquisto e immediata rivendita di tre auto Ferrari Gran Turismo e dal marchio della scuderia Isolani Racing Team.

Il pm Giovanni Tarzia, che guida l’accusa, ha richiesto la condanna senza concessione di attenuanti, sottolineando che la Pivetti, in qualità di ex esponente di alto livello delle istituzioni italiane e beneficiaria di un vitalizio statale, dovrebbe essere particolarmente sensibile al rispetto delle leggi. Tarzia ha dichiarato: “Ha avuto modo di conoscere le istituzioni dello Stato dall’interno”, eppure ha mostrato una “sostanziale mancanza di collaborazione” durante le indagini. Nell’interrogatorio preliminare, l’ex presidente della Camera si è avvalsa della facoltà di non rispondere, mentre in aula ha fornito una “ricostruzione confusa” dei fatti, facendo emergere un guadagno occulto dall’intera vicenda.

Oltre alla richiesta di reclusione, il pm ha proposto anche una multa di 10.000 euro per Pivetti. Nello specifico, la vicenda coinvolge anche altre tre persone: l’ex pilota di rally Leonardo Isolani, sua moglie Manuela Mascoli e la figlia di lei, Giorgia Giovannelli. Per Isolani e Mascoli è stata chiesta una condanna a 3 anni di reclusione, mentre per Giovannelli è stata proposta la stessa pena con il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Il caso: il team Racing di Isolani

Il caso risale a un’operazione del 2016 in cui Pivetti, tramite la sua società Only Italia, avrebbe agito come intermediaria per il Team Racing di Isolani. La squadra, fortemente indebitata con il Fisco per oltre cinque milioni di euro, avrebbe tentato di nascondere i suoi beni, tra cui tre Ferrari, attraverso una vendita fittizia al gruppo cinese Daohe. In realtà, le auto furono trasferite in Spagna con l’intento di venderle lì.

L’unico bene realmente ceduto ai cinesi sarebbe stato il logo della Scuderia Isolani, associato al marchio Ferrari. La Procura sostiene che Irene Pivetti avrebbe acquistato questo logo per 1,2 milioni di euro, per poi rivenderlo al gruppo Daohe a un prezzo di dieci volte superiore, ossia 10 milioni di euro, senza comparire direttamente nell’operazione. Questo, secondo l’accusa, evidenzia la “natura simulata dei contratti” e la “plusvalenza realizzata”.

La Cassazione, nel settembre 2022, aveva già confermato un sequestro di circa 3,5 milioni di euro nei confronti della Pivetti in relazione a questa vicenda. L’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ha evidenziato come la Pivetti avrebbe utilizzato società di facciata come schermatura legale per operazioni altrimenti irregolari.

Le difese dei coimputati hanno iniziato a presentare le loro argomentazioni e per il 27 giugno è prevista l’arringa della difesa di Irene Pivetti. La sentenza di questo processo rappresenterà un momento decisivo, non solo per i diretti interessati, ma anche per la credibilità delle istituzioni e del sistema giudiziario nella lotta contro la frode fiscale e il riciclaggio.

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