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“Ragà, semo fuori”. Meloni e la parabola del governo in Europa

Pubblicato: 27/06/2024 18:17

Di fatto, politicamente, l’Italia è fuori dal club di coloro che danno le carte in Europa. Statualmente no, è impossibile che l’Italia non abbia, come tutti, un commissario europeo, ma sarà di secondo piano, di minor potere, non contando l’Italia al potere oggi nelle famiglie politiche che contano in Europa. Di fatto la Meloni è come quei figli cadetti a cui è negato il titolo nobiliare, e pertanto dovevano ripiegare su una meno onorevole carriera militare.

Ci daranno probabilmente, per accordi sottobanco, e pubblicamente smentiti dal governo italiano, la delega al PNRR, che servirà alla Meloni per chiedere proroga di tempo ed un po’ di flessibilità, che si tradurrà nel chiudere un occhio sulle cose fatte male. Ovviamente il commissario, chiunque sia, per poter chiudere gli occhi per noi li dovrà chiudere per tutti, e questa cosa converrà ad altri paesi in sofferenza, costringendo il malcapitato a tenere il cerino in mano rispetto ai suoi colleghi. Non avremo la prestigiosa carica di commissario che ha avuto Gentiloni, o quella di alto Rappresentante in politica estera, o quella di nuova probabile istituzione alla Difesa Comune, che tanto aiuterebbe le imprese italiane del settore. Ci daranno se stiamo buoni una specie di Cassa del Mezzogiorno di antica memoria, e Fitto, giovane vecchio democristiano, è la faccia giusta. La memoria torna ai governi degli anni 70/80, dove a noi siciliani davano il ministero del Mezzogiorno, per renderci degli assistiti, mentre i ministeri di peso politico o economico andavano al nord o al centro.

Ma, in considerazione del poco peso politico in Europa oggi dell’Italia, questo ci tocca e questo ci prendiamo per galleggiare fino alla prossima scadenza elettorale. Certo protesteremo, con toni bellicosi, ma nell’intimità del cerchio magico la Meloni sbotterà: A’ ragà, semo fuori.

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Ultimo Aggiornamento: 27/06/2024 18:18