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Piemonte, caso Solvay: il 100% dei cittadini sottoposti a monitoraggio ha veleni nel sangue. I cancerogeni rilevati

Pubblicato: 02/07/2024 12:39

Si aggrava la situazione legata all’operato dello stabilimento chimico della Solvay (che ora si chiama Syensqo) in Piemonte. La Provincia di Alessandria, alcune settimane fa, aveva inoltrato alcune diffide, intimando allo stabilimento di rispettare i limiti di legge consentiti per lo scarico di Pfas (sostanze poli e iperfluoroalchiliche definite “inquinanti eterni”). Le diffide imponevano anche il fermo alla produzione per un periodo di trenta giorni. Nel frattempo, 36 persone residenti nel Comune hanno avviato un biomonitoraggio indipendente e si sono sottoposte ad analisi per quantificare la presenza di Pfas nel loro sangue. Il risultato è stato che tutti i soggetti coinvolti mostrano concentrazioni superiori a due nanogrammi per millilitro, che è il limite massimo accettato anche dalla Regione Piemonte. Con concentrazioni superiori, possono verificarsi conseguenze per la salute anche molto gravi.

Il biomonitoraggio è stato coordinato da Anemos, Greenpeace e dal Comitato Stop Solvay. La ricerca ha coinvolto il Comune di Alessandria e diverse frazioni, ed è solo l’ultimo atto di una vicenda sempre più complessa. Anche perché un cittadino ha denunciato la presenza di schiume nel fiume Bormida, e le successive analisi hanno rilevato la presenza di cC604, uno Pfas di ultima generazione che l’Europa vorrebbe vietare. L’Arpa ha trovato nella schiuma una concentrazione doppia rispetto a quella consentita (500 nanogrammi per litro). Secondo questi dati, quello di Spinetta Marengo sarebbe il sito più contaminato d’Europa per le Pfas. A seguito del provvedimento di chiusura temporanea, la multinazionale belga ha protestato definendo l’operato della Provincia “inatteso e spropositato“. La Solvay/Syensqo ha attribuito i risultati delle analisi alla rottura di due valvole critiche per il funzionamento di un reattore interno alla vasca.

Altri dati aumentano la preoccupazione per ciò che sta accadendo in Piemonte. Gli esiti del primo biomonitoraggio effettuato dalla Regione su 29 volontari hanno infatti mostrato la presenza nel sangue di ciascuno di loro di Pfas di ultima generazione. In concentrazioni comprese fra 2 e 20 microgrammi per litro in 22 di loro e addirittura superiori negli altri. Il biomontoraggio che ha coinvolto 36 persone ha dato risultati ancora più preoccupanti. Il composto cancerogeno Pfoa è risultato il più presente, e in quantità rilevanti, con concentrazioni fra 0,84 e 22,76. Ma sono state trovate anche altre sostanze, a partire dal Pfos, molecola anch’essa classificata come potenzialmente cancerogena. Inoltre, altre indagini svolte da Greenpeace Italia avevano evidenziato come le sostanze dannose fossero presenti anche nell’acqua di Comuni molti distanti dall’alessandrino. A Torino, nella Valle di Susa e addirittura nella Provincia di Sondrio in Lombardia. Va ricordato che la Solvay era già stata condannata, nel 2019, per disastro ambientale colposo per la contaminazione della falda acquifera del bacino del fiume Po, in un processo iniziato nel lontano 2007. E ora, dal mese di Maggio, è in corso un secondo processo su sugli Pfas.

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