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Omicidio Alex Marangon, parla il musicista che ha organizzato la festa sciamanica: “L’assassino non è uno di noi”

Pubblicato: 09/07/2024 13:24
Alex Marangon parla musicista

Mistero fitto sull’omicidio di Alex Marangon, il giovane trovato morto dopo un incontro di musica e medicina che si è tenuto tra il 29 e il 30 giugno nell’abbazia di Santa Bona a Vidor, nelle colline trevigiane. Il Corriere della Sera ha raccolto una testimonianza che potrebbe rivelarsi fondamentale: quella dell’organizzatore Andrea Zuin.
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Prima di raccontarle tutto quello che vuole sapere mi faccia dire una cosa ai genitori di Alex: noi siamo qui, non siamo scappati, vogliamo incontrarli, tutto quello che stanno scrivendo i giornali ci sta allontanando da loro, ma noi dobbiamo avvicinarci. – premette Zuin rispondendo alle domande del cronista del Corriere – Si è tanto parlato di Ayahuasca, erba medicinale in uso tra le popolazioni indigene amazzoniche ma illegale in Italia. Ma qui non l’abbiamo usata, abbiamo preso delle purghe per depurarci, un rito propedeutico alla musica curativa, eravamo qui da venerdì, abbiamo suonato due giorni. C’era con noi anche Jhonni Benavides, musicista, maestro e mio grande amico, e un medico, entrambi colombiani, con noi c’erano altre venti persone, ci conosciamo tutti”

La testimonianza del musicista che ha organizzato la festa sciamanica

Alex lo conoscevo attraverso le nostre esperienze musicali, aveva una grande profondità, un ragazzo stupendo. – prosegue Zuin – Durante questi incontri Ci purifichiamo e ascoltiamo una musica particolare che cura l’anima, ci abbracciamo, balliamo, cerchiamo di stare bene. Erano le tre e mezza, eravamo dentro all’abbazia, io stavo cantando e suonando, c’era chi danzava, chi si abbracciava, Alex si è alzato ed è uscito verso il giardino, è andato verso il fuoco che c’era fuori, non ci ho visto nulla di strano, succede che ci si allontani… ma non volevamo che nessuno rimanesse solo all’aperto, per cui Jhonni e il suo amico medico lo hanno seguito per accertarsi che stesse bene, sono rientrati poco dopo, alla fine della canzone che stavo suonando, è venuta una terza persona a dirmi che Alex era “andato giù per il sentiero” e che non si trovava. Abbiamo iniziato subito a cercarlo”.

Sono passati sette minuti circa dal momento in cui Alex è uscito a quello in cui abbiamo iniziato a cercarlo. – questa la parte più importante della sua testimonianza – Il tempo della canzone, non abbiamo aspettato un secondo in più. Si stanno dicendo molte cose sbagliate su di noi, io conosco le persone che vengono ai nostri incontri, chi vive quell’energia non può commettere un omicidio. So bene quello che stavamo vivendo, Alex non è fuggito da noi, si è allontanato da solo, volontariamente. L’abbazia non è blindata, c’è una parte vicino alle mura che spesso viene scavalcata da chi conosce la zona, non escluderei che fosse entrato qualcuno o che Alex abbia superato le mura per avvicinarsi di più al fiume. Non c’è mai stata un’aggressione ai nostri concerti, se c’è un assassino, non è tra noi”, conclude.

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