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Strage di via d’Amelio, anni di bugie: figli di Borsellino citano il governo per i depistaggi dei poliziotti

Pubblicato: 11/07/2024 13:42

Oggi si terrà a Caltanissetta l’udienza preliminare del processo che vede imputati alcuni rappresentanti delle istituzioni, con gravi accuse in merito alle indagini fallimentari sulla strage di via D’Amelio e su ciò che è accaduto in seguito nelle aule di giustizia. Si tratta di un passaggio importante che riguarda uno degli episodi più eclatanti e drammatici della nostra storia recente. I tre figli del magistrato Paolo Borsellino, ucciso insieme alla sua scorta nell’attentato, da tempo chiedono che sia fatta chiarezza e chiamano in causa le responsabilità dello Stato. “Non abbiamo mai smesso di cercare la verità”, ha affermato Fabio Trizzino, marito e legale di Lucia Borsellino. Oggi in aula il Pubblico Ministero Maurizio Bonaccorso ha chiesto che venga celebrato il processo contro quattro poliziotti (Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco), ascoltati dapprima come testimoni e ora imputati con un’accusa pesantissima: quella di “depistaggio“. Lucia, Fiammetta e Manfredi, i figli di Paolo Borsellino, hanno perciò deciso di costituirsi parte civile.
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“Questo processo”, ha continuato l’Avvocato Trizzino, “è solo un altro tassello di un quadro molto più ampio e complesso che vede coinvolti vari livelli istituzionali“. Al centro dell’impegno della Procura di Caltanissetta, infatti, vi è anche la delicata questione legata all’insabbiamento del dossier su mafia e appalti al quale si stava interessando Borsellino prima di essere ucciso. In particolare, in Procura verrà sentito il Generale Stefano Screpanti, ufficiale della Guardia di Finanza incaricato all’epoca di coordinare le intercettazioni di due mafiosi: Antonino Buscemi e Francesco Bonura, sospettati di essere in contatto con il Gruppo Ferruzzi. Il Pubblico Ministero di allora, Gioacchino Natoli, ordinò la fine delle intercettazioni dichiarandole “irrilevanti”. Una conclusione che oggi viene contestata dai Pm di Caltanissetta. Screpanti e Natoli, infatti, sono ora indagati per favoreggiamento alla mafia. E, nel caso del Generale, anche per il reato di falso.

I quattro poliziotti imputati a Caltanissetta, per ora, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle contestazioni dei magistrati. Nel frattempo i figli di Borsellino, insieme ai parenti dei poliziotti che hanno perso la vita in Via D’Amelio, si sono costituiti parte civile, e hanno citato la Presidenza del Consiglio e il Viminale in quanto “responsabili civili per il depistaggio fatto dai poliziotti”. Le deposizioni iniziali degli agenti sotto accusa erano state inviate in Procura dagli stessi magistrati, che avevano sottolineato come “l’ispettore Zerilli ha detto 121 non ricordo, e non su circostanze di contorno”. Un “non ricordo” che accomunava anche gli altri tre imputati. Ben 110 quelli pronunciati da Giuseppe Di Ganci, quarto ispettore del gruppo che avrebbe dovuto indagare sulle stragi. Mentre Maniscaldi, come scrivono i magistrati, “non si è trincerato dietro i non ricordo, ma si è spinto a riferire circostanze false“. Una brutta faccenda piena di ramificazioni che sembra lontana dal trovare una soluzione. Nonostante ciò, come scrive l’avvocato Trizzino, “i figli di Paolo Borsellino persevereranno nell’improntare la loro azione nel solco dell‘eredità morale del padre, ossia con la massima fiducia e il rispetto per le istituzioni dello Stato”.

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Ultimo Aggiornamento: 19/07/2024 13:15