
Aveva 67 anni e una carriera che lo aveva reso una leggenda per chi ama il cinema pulp, sporco, malinconico. Michael Madsen, attore americano diventato simbolo del cinema di Quentin Tarantino, è stato trovato morto nella sua casa di Malibu. Secondo quanto riferiscono fonti della polizia californiana, l’attore è stato colpito da un arresto cardiaco: era solo, il corpo scoperto questa mattina.
L’ultima immagine pubblica di Madsen risaliva a qualche mese fa: cappellaccio, occhiali da sole e sigaretta accesa. Un’immagine che sembrava uscita da un suo film. Anche nella vita reale, del resto, aveva lo stesso sguardo ferito e pericoloso dei suoi personaggi.
Da Chicago alla leggenda pulp

Michael Madsen era nato a Chicago il 25 settembre 1957, figlio di un agente dell’intelligence e di una poeta-sceneggiatrice. Aveva iniziato a recitare negli anni Ottanta, dopo essere stato meccanico, buttafuori, guardia giurata. I primi ruoli arrivano in serie tv e piccoli film, ma la svolta è teatrale: recita con lo Steppenwolf Theatre, dove viene notato da John Malkovich.
Diventa celebre nel 1992 con Le iene, film cult di Quentin Tarantino, dove interpreta il glaciale Mr. Blonde. La scena in cui tortura un poliziotto ballando sulle note di “Stuck in the middle with you” diventa una delle più disturbanti e memorabili della storia del cinema. Con Tarantino collaborerà ancora in Kill Bill – Volume 1 e Kill Bill – Volume 2, interpretando Budd, fratello minore di Bill, cowboy decaduto e disilluso.
I ruoli più amati in Italia
In Italia Madsen è stato un volto amatissimo da due generazioni di spettatori, grazie al doppiaggio intenso e riconoscibile di attori come Massimo Rossi. Oltre a Le iene e Kill Bill, il pubblico lo ha apprezzato in Thelma & Louise, dove interpretava il marito violento di Geena Davis, in Donnie Brasco, al fianco di Al Pacino e Johnny Depp, e in Sin City, noir iperviolento firmato da Robert Rodriguez e Frank Miller.
Non mancano poi i ruoli da “cattivo di lusso” in film come Chiamata da uno sconosciuto, Una bionda tutta d’oro, Getaway e Vice. Anche se molti di questi titoli sono stati distribuiti direttamente in home video o in tv, hanno avuto un culto fortissimo tra gli appassionati, e hanno contribuito a costruire il mito italiano di Madsen come attore fuori dagli schemi, ruvido ma romantico.
Oltre 200 film, tra culto e cadute
Michael Madsen ha recitato in oltre 200 pellicole, spaziando tra blockbuster e b-movie, senza mai snaturare il suo stile. Il suo viso scavato e la sua voce graffiata lo rendevano riconoscibile anche in ruoli minori. Non ha mai cercato la riabilitazione pubblica, né i premi: ha continuato a lavorare fino alla fine, anche in produzioni indipendenti e sperimentali.
Accanto alla recitazione, Madsen era anche poeta e fotografo. Ha pubblicato diversi libri in cui raccontava il lato oscuro del mestiere dell’attore, il dolore del tempo che passa, la malinconia del set. La sua vita privata è stata segnata da problemi con l’alcol, arresti per guida in stato di ebbrezza e da una profonda depressione, esplosa soprattutto dopo il suicidio del figlio Hudson nel 2022, ex militare di 26 anni.
Un ultimo addio senza red carpet
Fino agli ultimi anni, Michael Madsen ha continuato a fare ciò che sapeva fare meglio: recitare uomini ai margini, personaggi stanchi e violenti, capaci di un’umanità improvvisa. Era uno degli ultimi reduci del cinema virile degli anni Novanta, quello delle facce segnate, dei dialoghi lenti e carichi di tensione, delle storie da bar che finivano nel sangue.
Non ha vinto Oscar, né Golden Globe. Ma ha lasciato un’impronta che nessun premio potrà cancellare. Mr. Blonde, Budd, il cowboy decaduto. E ora, semplicemente, Michael Madsen. Una leggenda per chi non ha mai creduto negli eroi puliti.