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Carlo Verdone e l’appello dei pro Pal: “Mi hanno messo in mezzo”

Pubblicato: 29/08/2025 08:08

Nel panorama delle recenti polemiche legate alla Mostra del Cinema di Venezia, è emersa una situazione complessa che ha visto coinvolto l’attore e regista Carlo Verdone. Il suo nome, infatti, è apparso in una lista di 1500 professionisti del cinema italiano che chiedevano di boicottare due attori, Gerald Butler e Gal Gadot, per la loro vicinanza a Israele.

La loro presunta partecipazione al film dantesco di Julian Schnabel, sebbene mai confermata, era stata sufficiente a scatenare la protesta. In un’intervista al Corriere, Verdone ha chiarito la sua posizione, svelando un retroscena che lo ha messo al centro di una controversia inaspettata.

La firma e il fraintendimento

Verdone ha spiegato di essere stato contattato da Silvia Scola, figlia del celebre regista Ettore Scola, per firmare un appello che condannava la guerra a Gaza. L’obiettivo era manifestare la sensibilità del mondo del cinema di fronte a una tragedia, dimostrando che l’arte non è indifferente. L’attore ha prontamente aderito a questo scopo. Tuttavia, a sua insaputa, in un secondo momento, i promotori dell’iniziativa hanno aggiunto i nomi di Gadot e Butler, trasformando un gesto di solidarietà in una richiesta di boicottaggio.

Verdone ha espresso la sua ferma opposizione all’esclusione di artisti, definendo questo tipo di azione un atto illiberale. Ha citato l’esempio dei tennisti russi boicottati all’inizio della guerra in Ucraina, sottolineando l’assurdità di punire atleti che non sono né militari né politici per le azioni del loro governo. Per l’attore, un festival cinematografico dovrebbe essere un luogo di confronto, tolleranza e libertà, non un “tribunale dell’Inquisizione” dove si pratica la censura. Ha menzionato anche altri colleghi, come Toni Servillo e Roberto Andò, che hanno espresso perplessità simili riguardo alla vicenda.

L’importanza di ristabilire la verità

Conscio del rischio di essere accusato di aver firmato a sua insaputa per paura, Verdone ha voluto ristabilire la verità, sottolineando di non avere alcuna intenzione di fare un passo indietro, ma di voler essere chiaro sulla sua posizione. Ha ribadito di non essere d’accordo con l’esclusione di Gadot e Butler e ha ammesso che, da parte sua, ci può essere stata una “superficialità” nel firmare, spinto dalla fiducia verso i promotori e dalla fretta. Ha specificato che i nomi dei due attori non erano presenti nel documento originale che aveva sottoscritto. Ha anche difeso i due colleghi, ricordando che Gadot, essendo israeliana, ha svolto il servizio militare come tutti i suoi connazionali e che Butler, come altri attori tra cui il progressista Robert De Niro, aveva partecipato a una raccolta fondi per l’esercito israeliano.

Una storia personale contro l’accusa di antisemitismo

Verdone ha affrontato apertamente la possibilità di essere etichettato come antisemita. Ha respinto con forza tale calunnia, ricordando i suoi legami personali e familiari con la comunità ebraica. Ha raccontato che il 60% degli amici di suo padre, lo storico del cinema Mario Verdone, erano ebrei, citando nomi illustri come il compositore Leonard Bernstein e il violinista Yehudi Menuhin. Ha anche menzionato il pittore Piero Sadun, il cui cognome fu cambiato in Duna durante il fascismo. Inoltre, ha ricordato la sua partecipazione a un incontro con 1200 studenti e un sopravvissuto all’Olocausto, a testimonianza del suo impegno contro l’odio e per la memoria.

Il ruolo del cinema e il rispetto della cultura

L’attore ha concluso ribadendo che, sebbene il cinema possa e debba manifestare la propria sensibilità, non deve trasformarsi in un’arma di censura. Ha espresso il suo appoggio alla manifestazione prevista da “Venice4Palestine”, pur mantenendo ferma la sua posizione contro l’esclusione degli artisti. Condividendo il pensiero del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, Verdone ha sottolineato che non si può “caricare sulle spalle di due attori la disumanità di una guerra infinita”. Per lui, la cultura non deve essere uno strumento di divisione, ma un mezzo per favorire il confronto e la tolleranza.

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Ultimo Aggiornamento: 29/08/2025 08:13

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