
La violenza che colpisce chi si prende cura degli altri rappresenta una ferita profonda per tutta la comunità. Quando accade all’interno di un ambulatorio medico, dove ci si aspetta sicurezza e rispetto, l’impatto emotivo è ancora più forte. Una recente aggressione ha scosso profondamente un’intera cittadina, risvegliando anche i ricordi di un tragico passato mai dimenticato.
Un fatto di cronaca avvenuto all’interno di un ambulatorio ha riportato alla luce una drammatica coincidenza con un episodio simile, accaduto nello stesso luogo anni prima. A distanza di decenni, la storia sembra ripetersi, lasciando sgomento e dolore.
Aggressione in ambulatorio, medico gravemente ferito
È accaduto a Saponara, in provincia di Messina. Il dottor Aldo Panarello, ex primo cittadino e medico di base molto conosciuto, è stato aggredito nel proprio studio privato da un uomo ancora non identificato. Secondo le prime ricostruzioni, l’aggressore avrebbe fatto irruzione in modo improvviso, colpendo il medico con estrema violenza al volto e alla spalla. L’uomo indossava un cappellino con visiera, probabilmente per non farsi riconoscere. Dopo l’assalto, è fuggito lasciando il professionista ferito a terra.
Trasportato d’urgenza al Policlinico di Messina, Panarello ha riportato fratture alla mandibola e alla spalla, lesioni per le quali sarà sottoposto a un intervento maxillofacciale. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Messina, stanno conducendo le indagini, esaminando i filmati della videosorveglianza e raccogliendo eventuali segnalazioni di minacce ricevute dal medico.
Il luogo dell’aggressione è tristemente noto: proprio lì, il 1 agosto 1995, fu ucciso a colpi di pistola il dottor Vittorio Meli, suocero di Panarello. L’autore del delitto, un ex paziente affetto da disturbi psichici, aveva accusato Meli di avergli prescritto una cura che, a suo dire, avrebbe aggravato il suo stato di salute. Dopo aver confessato, si tolse la vita in carcere anni più tardi.
Il sindaco Giuseppe Merlino ha espresso pubblicamente solidarietà alla famiglia Panarello, definendo l’accaduto “un vile gesto” e augurandosi che la giustizia individui rapidamente il colpevole. La comunità, ancora una volta, si trova a fare i conti con la fragilità di chi, pur aiutando gli altri, diventa bersaglio di rabbie incomprensibili.