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Raid israeliano a Sanàa, uccisi i vertici militari e politici: lo Yemen diventa nuovo fronte del conflitto

Pubblicato: 29/08/2025 07:42

Il rumore delle esplosioni ha squarciato la notte nella capitale yemenita, accompagnato dal bagliore degli incendi che hanno illuminato il cielo sopra i quartieri centrali. A Sanàa, una città segnata da anni di guerra civile, la tensione si è trasformata in terrore quando i missili hanno raggiunto l’obiettivo, facendo tremare palazzi e risvegliando migliaia di famiglie già abituate al suono della violenza. Le sirene hanno iniziato a risuonare subito dopo, mentre i soccorritori si muovevano tra le macerie nel tentativo di estrarre superstiti e mettere in salvo i feriti.

Nella confusione dei primi momenti, le voci correvano incontrollate: si parlava di un raid diretto a infrastrutture militari, di una risposta agli attacchi lanciati dagli Houthi contro il traffico marittimo nel Mar Rosso, ma anche di un’azione mirata contro i vertici del movimento. Col passare delle ore, la notizia ha preso forma: Israele ha colpito deliberatamente la leadership degli Houthi.

Israele colpisce a Sanàa

Le prime ricostruzioni parlano di un attacco multiplo da parte di Israele durante una riunione dove erano presenti dirigenti importanti. Altre fonti, invece, parlano di incursioni separate, simili a quelle che hanno portato alla decapitazione prima dei pasdaran in Siria, dei vertici Hezbollah in Libano, dei comandanti e degli scienziati nucleari in Iran.

L’azione sarebbe stata condotta nella notte su un edificio governativo della capitale, cuore del potere del movimento sostenuto dall’Iran che da anni controlla gran parte dello Yemen settentrionale. Fonti mediatiche hanno indicato che sarebbero stati uccisi il Capo di Stato Maggiore Mohmmad all Ghamari, il responsabile della difesa Mohammed al Athifi e il premier Ahmad al Rahawi. Tuttavia, non vi sono conferme e osservatori restano cauti.

Il raid, se confermato ufficialmente, rappresenta un salto di qualità nello scontro tra Israele e gli Houthi. Finora i colpi di Tel Aviv erano stati indirizzati soprattutto contro infrastrutture militari, depositi di missili e droni, o contro convogli diretti verso le coste da cui partono gli attacchi navali. Stavolta l’obiettivo è stato politico: eliminare un leader del movimento, colpire la catena di comando e mandare un messaggio diretto a Teheran, principale sponsor del gruppo.

Una guerra che si allarga

Gli Houthi, da mesi, hanno intensificato gli attacchi nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, colpendo navi mercantili e militari. Secondo Israele e Stati Uniti, dietro questa escalation c’è la volontà dell’Iran di aprire un nuovo fronte per logorare la difesa israeliana e destabilizzare i commerci mondiali. Da quando è esplosa la guerra con Hamas a Gaza e con Hezbollah in Libano, lo Yemen è diventato parte di una rete più ampia di conflitti che rischia di trascinare l’intero Medio Oriente in una spirale senza uscita.

Il raid su Sanàa è stato interpretato da osservatori regionali come una risposta diretta ai recenti attacchi con droni lanciati dagli Houthi contro Eilat e contro unità navali in pattugliamento. Per la prima volta, Tel Aviv non ha colpito soltanto i mezzi, ma la leadership politica del movimento. In questo modo, Israele mostra di considerare lo Yemen un vero e proprio teatro operativo, non più un fronte secondario.

La morte di Ahmed Ghaleb Al-Rahwi rischia però di rafforzare la narrativa di resistenza degli Houthi, che già nelle prime ore hanno promesso vendetta. Le radio locali hanno diffuso proclami in cui i leader rimasti in vita invitano la popolazione alla mobilitazione, descrivendo l’attacco come un crimine che richiede una risposta immediata.

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Ultimo Aggiornamento: 29/08/2025 08:31

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