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Russia, minaccia all’Europa: “Conseguenze irreparabili”, cosa sta succedendo

Pubblicato: 29/08/2025 13:37

In questo momento, la situazione sul fronte diplomatico e nucleare iraniano è estremamente tesa. Un annuncio significativo riguarda la possibile uscita dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), una mossa che il parlamento iraniano sta valutando seriamente. Questa decisione arriva in risposta diretta all’iniziativa dei Paesi E3 (Francia, Germania e Regno Unito) di avviare il processo per il ripristino delle sanzioni contro Teheran. La notizia, riportata dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, indica che il piano di ritiro dal TNP sarà esaminato a breve dai legislatori, con la prospettiva di una rapida approvazione.

La risposta iraniana e le accuse

Un deputato iraniano, Hossein-Ali Haji-Deligani, ha confermato a Tasnim che il piano di ritiro dal TNP è una conseguenza diretta dell’attivazione del “meccanismo di snapback” da parte dei Paesi E3. Questo meccanismo permette il ripristino automatico di tutte le sanzioni internazionali contro l’Iran, originariamente revocate con l’accordo nucleare del 2015. Haji-Deligani ha criticato aspramente i Paesi E3, definendoli “la fonte di molti problemi nel mondo”. Questa retorica aggressiva sottolinea il crescente senso di frustrazione e la percezione, da parte iraniana, di un tradimento da parte delle nazioni europee, che l’Iran ritiene non abbiano rispettato i propri impegni.

Nonostante la minaccia di ritirarsi dal TNP, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha cercato di mantenere aperta una finestra di dialogo. In una lettera inviata al capo della politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, Araqchi ha ribadito la disponibilità dell’Iran a riprendere negoziati “giusti” sul suo controverso programma nucleare. La condizione posta da Teheran è che le altre parti dimostrino “serietà e buona volontà” ed evitino azioni che possano compromettere le possibilità di successo. Questo duplice approccio, che oscilla tra la minaccia di ritorsioni e l’offerta di un dialogo, riflette la complessa strategia diplomatica dell’Iran, volta a esercitare pressione sull’Occidente pur non chiudendo completamente la porta alla diplomazia. La Kallas ha a sua volta sottolineato che le nazioni occidentali hanno 30 giorni per trovare una soluzione diplomatica alla crisi.

Il ruolo di Russia e Cina

La decisione dei Paesi E3 di ripristinare le sanzioni ha suscitato forti critiche e preoccupazioni anche da parte di Russia e Cina, nazioni che hanno tradizionalmente sostenuto l’accordo nucleare con l’Iran. La Russia ha avvertito che il ripristino delle sanzioni potrebbe avere “conseguenze irreparabili” e ha invitato Francia, Germania e Regno Unito a “rivalutare e rivedere le loro decisioni sbagliate”. Mosca ha parlato apertamente del rischio di una “nuova tragedia”, sottolineando la sua forte opposizione a qualsiasi mossa che possa destabilizzare ulteriormente la regione.

La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha descritto questo come un “momento cruciale” e ha sostenuto che l’attivazione del meccanismo di snapback non è un’azione costruttiva, in quanto “comprometterebbe il processo a livello politico e diplomatico”. Pechino ha ribadito la sua posizione di “oggettività e giustizia”, affermando di ritenere che qualsiasi azione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU debba “facilitare la ripresa del dialogo e dei negoziati, invece di creare nuovi scontri”. La Cina ha promesso di continuare a “promuovere in modo attivo la pace e a promuovere il dialogo”, assumendo un ruolo costruttivo per riportare la situazione su un percorso di soluzione diplomatica.

Lo scenario futuro e le implicazioni

L’escalation della tensione tra l’Iran e l’Occidente, con il coinvolgimento di attori globali come Russia e Cina, crea uno scenario di profonda incertezza. Il possibile ritiro dell’Iran dal TNP rappresenta una minaccia significativa alla sicurezza internazionale. Questo trattato è la pietra angolare del regime di non proliferazione nucleare, e l’uscita di un Paese come l’Iran potrebbe innescare una reazione a catena in altre nazioni del Medio Oriente, spingendole a considerare lo sviluppo di proprie capacità nucleari per bilanciare il potere regionale. Se le sanzioni venissero ripristinate, la possibilità di negoziati successivi diventerebbe estremamente difficile, e la regione potrebbe trovarsi sull’orlo di un conflitto. La finestra di 30 giorni indicata dall’UE è cruciale: essa rappresenta l’ultima speranza per una soluzione diplomatica e per evitare un’ulteriore escalation che potrebbe avere conseguenze devastanti a livello globale.

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