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Gaza City sotto assedio, è strage: uccisi in fila per il pane

Pubblicato: 31/08/2025 07:08

Undici persone sono morte mentre aspettavano il proprio turno davanti a un forno di Gaza City. I loro corpi sono rimasti stesi sull’asfalto tra i pani bruciati dall’esplosione. L’attacco ha colpito il quartiere Ansar, nella zona ovest della città, dove si erano rifugiati migliaia di civili convinti di trovarvi maggiore sicurezza. Secondo i medici degli ospedali ancora parzialmente attivi, decine di feriti sono arrivati in condizioni disperate.

La giornata di sangue ha portato a 66 il numero dei morti registrati nella Striscia, quindici dei quali erano in attesa di aiuti umanitari. Intanto, un drone israeliano ha preso di mira un alto ufficiale di Hamas: fonti israeliane parlano del portavoce Abu Obaida, figura centrale della propaganda del movimento, ma l’Idf non conferma né l’identità né la sua uccisione, parlando di “tentativo di eliminazione” in un’operazione condotta con lo Shin Bet.

Sfollamento impossibile e città al collasso

L’esodo da Gaza City resta il nodo più drammatico. Un milione di persone ha già lasciato i quartieri centrali per riversarsi verso la costa e le zone di Naser, Remal, Tal el Hawa e Shati. Proprio lì, secondo fonti di sicurezza, l’Idf impartirà a breve l’ordine di evacuazione in vista dell’assalto di terra. Per ora l’esercito israeliano parla di circa diecimila persone in fuga, mentre le ong palestinesi stimano almeno il doppio.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa frena sull’ipotesi di uno sfollamento totale. La presidente Mirjana Spoljaric ha dichiarato che “nelle attuali condizioni è impossibile che un’evacuazione di massa di Gaza City possa essere effettuata in modo sicuro e dignitoso”, aggiungendo che il piano è “incomprensibile e inattuabile”. Dall’amministrazione locale arrivano conferme: i servizi essenziali sono al collasso, l’acqua disponibile non supera i cinque litri al giorno per persona.

Hamas contro la fuga

L’assedio è iniziato settimane fa dalle periferie ed è ormai entrato nel cuore della città. Hamas, intanto, cerca di impedire l’esodo dei civili, sostenendo che nel sud della Striscia “non c’è posto dove andare”. I miliziani parlano di un’unica via d’uscita, quella “verso il paradiso”. Un messaggio che si sovrappone alla disperazione di una popolazione intrappolata tra il timore dei bombardamenti e l’impossibilità di trovare un rifugio sicuro.

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