
8 marzo 1978. Era un mercoledì. Ed era anche la prima volta che si celebrava la “Giornata internazionale dei diritti delle donne”, che era stata istituita dall’Onu qualche mese prima. Che i diritti delle donne siano da allora stati più rispettati in tutto il mondo non è purtroppo vero, ma qualche passo avanti c’è stato, certo in Italia, almeno nella percezione collettiva.
Comunque non fu un anno rose e fiori il 1978. Il 16 marzo le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro. Il 9 maggio lo uccidono e dal canto suo la mafia uccide Peppino Impastato. Poi morirà Paolo VI, Albino Luciani viene eletto Papa. Muore. E tocca a Karol Józef Wojtyła. Tre papi in un anno son troppi anche per i romani che ci sono abituati.
Forse fu solo un caso che quell’8 marzo di un anno così complesso possa essere ricordato anche perché quel mercoledì uscì nelle sale cinematografiche (allora frequentate) “Ecce Bombo” di Nanni Moretti. In quel clima di piombo post sessantottino diventò un cult, per chi sfoggiava l’inglese scolastico. Di culto, banalmente, per chi lo ignorava.
Film di culto, con alcune battute di culto. “Vedo gente, faccio cose”, per esempio. Ma soprattutto quella di Michele che si arrovella sull’andare o meno a una festa. “Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo”. Esserci o non esserci, questo è il problema. Che devono essersi posti gli attori che hanno deciso di aderire (Carlo Verdone ci ha poi ripensato) alla manifestazione pro Palestina convocata a margine della Mostra del Cinema di Venezia. Alla quale – sempre secondo un gruppo di attori – si doveva impedire la presenza degli israeliani Gal Gadot e Gerard Butler. Che ovviamente non si sono presentati.
Un po’ di tutto c’era ieri nella “marcia” proPal. Tra i tanti, in verità un po’ defilati, c’era anche tale Tecla Marianna Insolia, 21 anni, cantante e attrice. È meglio esserci o non esserci, deve essersi chiesta, ammettendo di essere poco esperta – diciamo così – di geopolitica mediorientale. Insomma mi si nota di più se ci sono o se non ci sono. Alla fine ha deciso che era meglio farsi notare, visto che accusare Israele di genocidio è di moda, meglio cogliere l’attimo, così si parla di me. Certo, bastano i social, ma l’impegno politico “umanitario” ci sta sempre bene. Chissà che cosa la colpì, diciannovenne, il 7 ottobre 2023, quando Hamas fece strage di ragazzi al festival Supernova.
Chissà se ieri Tecla si è accorta che lo slogan urlato nel corteo era “Palestina libera dal fiume al mare”. Avrà capito che il fiume è il Giordano e il mare il Mediterraneo. Si sarà fatta spiegare che quello è l’obiettivo di Hamas, cioè eliminare Israele dalla faccia della terra?
Chissà se oggi le è capitato di leggere su “La Stampa” l’articolo di Bernard-Henry Levy – che non è, per dire, il capo dei coloni oltranzisti della Samaria, – intitolato “Occupazione, carestia, genocidio. Le tre bugie che vanno smontante”. L’articolo, insomma, del fondatore della nouvelle philosophie e protagonista del maggio francese. Già, che cosa fu il maggio francese? Se lo faccia spiegare Tecla, perché un po’ di cultura fa bene anche a un’attrice.
“Un esercito genocidario – scrive dunque BHL – non impiega due anni per vincere una guerra in un territorio grande come un cantone svizzero. Un esercito genocidario non manda sms prima di aprire il fuoco e non agevola il passaggio di coloro che cercano di scappare e di allontanarsi dalle esplosioni. Un esercito genocidario non esfiltra ogni mese centinaia di bambini palestinesi affetti da malattie rare e oncologiche in ospedali di Abu Dhabi, nell’ambito di un ponte sanitario realizzato, a partire dal 7 ottobre, con gli Emirati Arabi Uniti. Parlare di genocidio a Gaza è un’offesa al buon senso, una tattica mirante a demonizzare Israele, un insulto alle vittime dei genocidi di ieri e di oggi”.
Così BHL in un pezzo molto articolato, nel quale critica le posizioni dei ministri estremisti del governo Netanyahu, che straparlano di occupazione di Gaza. Non è questo l’obiettivo. Si tratta di sconfiggere definitivamente Hamas e di liberare i gazawi sottomessi da vent’anni da un regime terroristico. È palese che, sconfitto Hamas, la Striscia sarà affidata alla tutela di Arabia Saudita ed Egitto, per una ricostruzione civile. Poi si porrà il problema del ruolo dell’Autorità Nazionale Palestinese, nemica di Hamas ma imbelle.
Non è difficile da capire se si vuole capire. Se non si vuole, ci si può sempre affidare alle veline di Hamas. Ma se si sostiene la tesi “dal fiume al mare” si sia almeno consapevoli di appoggiare una prospettiva genocidaria hitleriana.