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Allarme terrorismo in Italia, arrestato un uomo! Cosa aveva sul cellulare, assurdo

Pubblicato: 09/09/2025 14:18

Un uomo di 37 anni originario del Bangladesh è stato arrestato dalla polizia di Mantova con l’accusa di reclutamento e addestramento di giovani per attività terroristiche. L’operazione, coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione-Ucigos e condotta dalle Digos di Brescia, Genova e Mantova, ha rivelato un’articolata rete di indottrinamento e proselitismo.

L’indagine è scaturita dall’analisi approfondita dello smartphone dell’indagato, una scoperta chiave emersa durante un’altra inchiesta che aveva portato alla condanna definitiva di un giovane per appartenenza all’organizzazione terroristica Tehrik e Taliban Pakistan (TTP), una ramificazione di Al-Qaeda.

Le indagini e le prove raccolte

Dall’esame forense del dispositivo dell’indagato, gli investigatori hanno rinvenuto una vasta quantità di materiale che dimostra un profondo interesse per l’addestramento militare e le tattiche di guerriglia. Tra i file recuperati, vi sono video che illustrano tecniche operative come l’addestramento con armi da fuoco, la transizione tra armi lunghe e corte e l’avanzamento tattico in copertura. Questo materiale, unito ad altri contenuti radicali, ha confermato il coinvolgimento dell’uomo in attività di insegnamento, proselitismo e indottrinamento di giovani. La sua adesione a un Islam radicale, che considera inscindibile la fede dalla lotta armata, è emersa con chiarezza, mostrando la sua ideologia che giustifica l’uso della violenza anche contro i civili, definiti infedeli (kuffar), per imporre la propria religione. L’obiettivo ultimo di questa ideologia è il martirio personale, un traguardo da raggiungere attraverso una strategia di infiltrazione e distruzione della società occidentale dall’interno, spesso mascherata dall’uso della taqiyya, una forma di dissimulazione.

Il rapporto tra maestro e allievo

L’indagine ha gettato luce sul metodo di reclutamento utilizzato dall’arrestato. Dopo aver conquistato la fiducia di un giovane, già condannato, si è interessato alla sua storia personale, alla sua fede e alla sua cultura religiosa. Nonostante il ragazzo non avesse frequentato una scuola coranica e leggesse testi di Ali Jaber al Fayfi, un attivista noto di Al-Qaeda, l’indagato si è subito offerto di fornirgli libri religiosi per giovani. In questo modo, ha mantenuto la promessa di istruire, formare e perfezionare il ragazzo nella dottrina jihadista, facendolo sentire parte di una causa più grande e riconoscendosi infine come suo allievo. Il “maestro” concentrava le sue lezioni sulla causa del jihad, citando spesso figure di spicco del radicalismo islamico, come attivisti qaedisti e ideologi fondatori del pensiero dello Stato Islamico. Tra i nomi menzionati spicca quello di Sayyid Qutb Ibrahim Husayn al-Shadhili, considerato un martire e ideologo del radicalismo islamico, le cui teorie hanno influenzato profondamente i movimenti jihadisti moderni.

Ulteriori sviluppi dell’indagine

A seguito dell’arresto, le forze dell’ordine hanno proseguito le indagini per verificare l’esistenza di una rete più ampia. Con la collaborazione operativa della Digos di Venezia, sono state eseguite due perquisizioni nei confronti di altre persone che avevano avuto rapporti significativi con l’indagato. Queste perquisizioni mirano a identificare potenziali complici o altri individui che potrebbero essere stati indottrinati o reclutati, espandendo così il raggio d’azione dell’indagine per smantellare completamente la cellula. La polizia continua a monitorare attentamente le comunicazioni e le attività di coloro che sono stati in contatto con l’uomo arrestato, per prevenire ulteriori atti di violenza e proselitismo. Questo caso sottolinea l’importanza della collaborazione tra le diverse Digos e l’efficacia delle tecniche di indagine forense per combattere il terrorismo e la radicalizzazione sul territorio nazionale.

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