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«Qualcuno piangerà». Garlasco, le parole di De Rensis a Federica Sciarelli

Pubblicato: 06/11/2025 08:19

È stata una puntata carica di tensione e colpi di scena quella di “Chi l’ha visto?”, andata in onda mercoledì 5 novembre. Il programma condotto da Federica Sciarelli ha riacceso i riflettori sul delitto di Garlasco, un caso che, a quasi vent’anni di distanza, continua a dividere l’opinione pubblica. In studio era presente l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, mentre un’intervista esclusiva a Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, ha occupato gran parte della serata.

Le parole di Lovati e la replica dei colleghi

Il servizio di apertura mostrava l’intervista realizzata nell’ufficio di Lovati, che ha risposto con tono fermo alle ipotesi di corruzione che coinvolgerebbero il padre del suo ex assistito e l’ex procuratore Venditti. “Non riesco a capire come possa profilarsi un’accusa del genere verso quell’uomo. Questa indagine è un apripista per arrivare ad altro, uno spaccaghiaccio, un grimaldello, chiamalo come vuoi. Per me, fa ridere”. Parole che hanno immediatamente attirato l’attenzione del pubblico per la loro durezza e per la sicurezza con cui sono state pronunciate.

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Avvocato Antonio De Rensis durante la trasmissione Chi l'ha visto

Pagamenti e accuse: il nodo dei compensi

Nel corso dell’intervista, Lovati ha chiarito di non aver mai chiesto denaro direttamente alla famiglia Sempio, spiegando nel dettaglio le modalità di pagamento ricevute per la difesa. “Io non ho mai chiesto una lira a Sempio. Andavo a ritirare la mia parte che veniva consegnata allo studio Soldani. Più o meno ho ritirato 15-16 mila euro”. Alla domanda su eventuali compensi anche per gli altri colleghi, ha aggiunto: “Penso altrettanto, divideva per tre, la matematica non è un’opinione. Se li ho visti prendere soldi? Io non li ho visti”.

Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio

Le sue dichiarazioni hanno però trovato una pronta smentita. Gli avvocati Soldani e Grassi, contattati da diverse testate, hanno negato di aver mai ricevuto compensi dalla famiglia Sempio. Grassi, ospite del programma “Ore 14 Sera” su Rai 2, ha spiegato che la sua unica “retribuzione” sarebbe stata “l’esposizione mediatica” derivante dal caso. Un dettaglio che aggiunge ulteriore confusione a un’inchiesta già segnata da contraddizioni e sospetti.

Lovati si difende: «Nessuna corruzione»

Quando il giornalista di “Chi l’ha visto?” ha ipotizzato che il denaro potesse essere servito a corrompere il procuratore Venditti, Lovati ha reagito con decisione: “Ma quale corruzione, se me li son tenuti io per la mia opera professionale. Mi hanno dato 15-16 mila euro per tutto il lavoro che ho fatto, ho tre faldoni di roba. Ma scherziamo? Diamo i numeri proprio. Ripeto e ribadisco, quella indagine del 2017 faceva ridere i bambini dell’asilo. L’archiviazione era un atto giusto e dovuto. Io e Venditti? Nessun rapporto, una conoscenza professionale: l’ho sempre ritenuto un ottimo magistrato”. E ha aggiunto: “Se tornerei a difendere Sempio? Certo, sarebbe una rivincita per me. E anche per lui”.

In diretta, Federica Sciarelli ha chiesto all’avvocato De Rensis quali saranno le prossime mosse della difesa: “Con tutto quello che è successo, la revisione del processo per Sempio la chiedete o no?”. “La chiederemo certamente – ha chiarito De Rensis – ma aspettiamo la conclusione delle indagini. Io dal primo giorno rassicuro chi pensa che questa indagine faccia ridere dicendo che queste indagini tradizionali regaleranno grandi sorprese”.

Federica Sciarelli nello studio di Chi l'ha visto
Antonio De Rensis e Massimo Lovati

Il punto di vista della difesa di Stasi

De Rensis ha raccontato come Alberto Stasi stia vivendo questa fase delicata: “Lo sento tutti i giorni, cerca di seguire poco le varie trasmissioni. Gestisce questa contrapposizione di emozioni tra speranza e paura di svegliarsi e dire: ‘ho sognato’. Non è facile gestire tutto questo. Lui è convinto di essere innocente. Non crediamo che questa indagine faccia ridere, invece crediamo che possa far piangere qualcuno”. Un passaggio che ha colpito il pubblico, per la forza del linguaggio e il riferimento implicito agli sviluppi investigativi ancora in corso.

Nuovi audio e vecchi interrogativi

La trasmissione ha poi mostrato un audio esclusivo con un frammento dell’intervista a Flavius Savu, cittadino rumeno tornato in Italia dopo un arresto per estorsione aggravata. Nell’audio, Savu parla di “strane frequentazioni” di un giovane, che molti hanno collegato indirettamente a Stasi. De Rensis ha replicato: “La vita di Alberto Stasi nell’indagine di Vigevano è stata vivisezionata, mentre altre cose sono state guardate velocemente. Alberto era tutto il giorno all’università, impegnato con la tesi. Se avesse avuto un’altra relazione, nel clima colpevolista del 2007 lo avremmo saputo dopo due secondi”.

Alla battuta di Sciarelli – “Avvocato, lei se l’è presa” – il legale ha risposto con fermezza: “No, sono tranquillissimo. Non vedo l’ora che questo signore vada in procura. Credo che non sarà importante ciò che potrà dire, ma ciò che potrà dare. Non dimentichiamo che questo signore ha detto cose anche sull’indagato odierno. Se ha delle cose da dire, le dica. Magari fossero state scandagliate tutte le vite all’epoca come quelle di Alberto Stasi, forse oggi non saremmo qui”.

Il nodo dell’orario della morte

In chiusura, De Rensis ha riportato l’attenzione su un punto chiave del processo, l’orario della morte di Chiara Poggi: “Questo è eclatante. Siamo andati a processo con un orario tra le 10.30 e le 12. Quando è spuntato l’alibi, la finestra è diventata 9.12 – 9.35. Ma chi dice che l’azione omicidiaria sia iniziata alle 9.12? Chi ha voluto inserire la morte in quel minuscolo spazio temporale. Non c’è alcuna prova. Se i nuovi accertamenti dovessero spostare l’orario anche solo di 15 minuti, Alberto Stasi sarebbe totalmente innocente: alle 9.36 era davanti al computer”.

Una conclusione che ha lasciato il pubblico con l’impressione che la verità sul delitto di Garlasco sia ancora lontana. A quasi vent’anni dai fatti, il caso continua a oscillare tra nuove piste, vecchie ombre e una profonda sete di giustizia che non si è mai spenta.

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