
Nella notte tra domenica e lunedì, Tarquinia ha salutato l’addio a Marcello Melandri, uno dei più celebri avvocati penalisti italiani, protagonista di alcune delle vicende giudiziarie più rilevanti degli ultimi cinquant’anni. Aveva 82 anni e negli ultimi anni aveva scelto di tornare nella città natale, considerandola il suo rifugio e luogo di ristoro dopo una carriera intensa e piena di successi.
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Marcello Melandri lascia un’impronta indelebile nel panorama giudiziario romano, dove è stato una presenza storica, simbolo di professionalità, passione e carisma. La sua carriera si è sviluppata tra i grandi processi della Capitale e una vita vissuta sempre in bilico tra la toga e la libertà che gli regalava la sua Harley-Davidson, con cui fino a pochi anni fa partecipava ai raduni motociclistici in Europa.
Una carriera tra processi storici e grandi cause
La carriera di Melandri è iniziata giovanissimo nello studio di Giuseppe De Luca, dove ha seguito il suo primo caso importante: la difesa di un imputato coinvolto nello scandalo Lockheed negli anni ’70. Da lì, il suo nome è diventato strettamente legato a vicende di rilevanza nazionale, tra cui i processi di tangentopoli romana, il caso “Palazzi d’oro”, e i procedimenti a carico di figure politiche come Bettino Craxi e Gianni De Michelis.
Non meno noti sono stati i suoi interventi nella difesa di personaggi pubblici e imprenditori, come Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus nel procedimento Gea, e Agostino Saccà, ex direttore di Rai Fiction. Melandri ha anche affrontato casi legati a grandi eventi nazionali, dai 150 anni dell’Unità d’Italia fino alla difesa di Francesco De Vito Piscicelli, coinvolto nelle vicende post-terremoto dell’Aquila, e Enzo Boschi, presidente dell’INGV, nell’inchiesta sulla Commissione Grandi Rischi.

Il ricordo dei colleghi e l’uomo dietro la toga
La notizia della sua scomparsa ha attraversato il Tribunale di Roma come un fulmine, suscitando cordoglio tra magistrati, colleghi e amici. La Camera penale ha espresso vicinanza alla famiglia, mentre i ricordi personali raccontano l’uomo oltre il professionista.
Il collega Michele Gentiloni Silverij lo ricorda come una persona capace di far sentire chiunque suo “migliore amico”, mentre Francesco Caroleo Grimaldi sottolinea la sua eleganza e simpatia, qualità rare nell’avvocatura romana. Cataldo Intrieri, attraverso il suo blog, dipinge un ritratto vivido di Melandri: sempre presente in tribunale, pronto allo sfottò romano, ma con un’irriverenza mai maliziosa.
Un aneddoto rimasto negli archivi riguarda un interrogatorio durante Mani Pulite, quando Melandri interruppe il pm Piercamillo Davigo, battendo il codice sul tavolo per richiamare il rispetto delle regole: un gesto che sintetizza il suo approccio diretto ma corretto.

Una vita di passione e rigore
Oltre alla carriera, Melandri coltivava la passione per la motocicletta, vivendo la libertà delle strade europee come contrappeso alla tensione dei processi. Ma dietro l’ironia e l’apparente disincanto si nascondeva una profonda sensibilità, come dimostrano i gesti di rispetto verso colleghi e amici, e la dedizione alla famiglia.
I due figli, Michelangelo e Matteo, raccolgono oggi l’eredità del padre: una lezione di rigore professionale, passione per la giustizia e capacità di affrontare la vita con ironia e intensità. Marcello Melandri lascia così un’impronta indelebile nel panorama giuridico italiano, tra professionalità, umanità e il ricordo di un uomo che ha saputo coniugare serietà e leggerezza in una carriera lunga e luminosa.
La sua scomparsa segna la fine di un’era per l’avvocatura romana, ma il suo esempio resterà per le generazioni future di penalisti e per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.


