
La vicenda della famiglia che da anni vive nei boschi di Palmoli, nel cuore dell’entroterra teatino, continua a generare discussioni e a sollevare interrogativi sul rapporto tra scelte di vita alternative e narrazione pubblica del territorio. Secondo SOS Utenti APS, storica associazione impegnata nella tutela dei diritti civili e sociali, la storia di questa comunità familiare avrebbe prodotto un inatteso effetto collaterale: diventare, senza volerlo, uno spot per l’Abruzzo più efficace di molte campagne istituzionali. Da qui la richiesta di un contributo economico straordinario alla Regione come riconoscimento del valore “promozionale” nato dalla loro esperienza.
Leggi anche: Bimbi nel bosco, l’incredibile scoperta sul conto in banca della famiglia
La famiglia, conosciuta per la scelta di vivere in un ambiente naturale incontaminato, lontano dai ritmi della modernità, ha raggiunto negli ultimi mesi un’attenzione mediatica imponente. La loro quotidianità, fondata su uno stile di vita essenziale, sul rispetto rigoroso dell’ambiente e sull’istruzione domiciliare, ha attirato giornalisti, documentaristi e visitatori digitali provenienti anche dall’estero. Il racconto spontaneo della loro esperienza ha contribuito a delineare un’immagine dell’Abruzzo come terra autentica, selvaggia e ancora poco esplorata nelle sue aree interne.
Secondo l’associazione, questa narrazione ha generato un valore che supera quello di alcune campagne turistiche finanziate con fondi pubblici, suscitando un interesse continuo verso il territorio di Palmoli e, più in generale, verso l’Abruzzo rurale. Una forma di promozione nata dal basso, costruita senza alcuno scopo strategico, ma capace di diffondere nel panorama nazionale e internazionale una rappresentazione positiva e affascinante della regione.

La proposta di SOS Utenti APS
Per questo SOS Utenti APS ha rivolto alla Regione Abruzzo una proposta concreta: riconoscere alla famiglia un sostegno economico dedicato, destinato in particolare alle attività educative dei figli e al percorso di homeschooling, che rappresenta uno degli elementi centrali del loro progetto di vita. L’associazione chiede inoltre l’avvio di un tavolo istituzionale volto ad approfondire i modelli di vita rurale e le comunità alternative, fenomeni che — sottolinea — stanno registrando un rinnovato interesse pubblico.
“La storia di Palmoli è diventata una narrazione capace di raccontare un Abruzzo naturale, libero e ricco di esperienze umane ormai rare“, ha dichiarato Gennaro Baccile, presidente onorario dell’associazione. Un racconto autentico che, secondo lui, merita un riconoscimento formale: “Riteniamo che la Regione debba riconoscere questo valore con un gesto concreto”.
Il caso della famiglia, diventato parte del dibattito pubblico, apre così una riflessione più ampia: quale ruolo possono avere le comunità che scelgono modelli di vita radicalmente diversi nel definire l’immaginario collettivo di un territorio? E la promozione turistica può nascere, in modo naturale e non programmato, proprio da storie come questa?

Attesa per la risposta delle istituzioni
Per ora, la Regione Abruzzo non ha espresso alcuna posizione ufficiale sulla proposta di contributo avanzata dall’associazione. Ma il caso sembra destinato ad aprire un confronto più ampio, non soltanto sulla tutela delle scelte di vita alternative, ma anche sulla loro capacità di incidere sull’immagine pubblica dei territori e sulle strategie promozionali istituzionali.
In attesa di una decisione, una cosa appare chiara: la storia di Palmoli, nata come racconto privato di una famiglia immersa nel bosco, è diventata un fenomeno capace di generare attenzione, discussione e valutazioni politiche rilevanti. Un esempio di come, talvolta, la promozione territoriale possa arrivare da strade inattese, lontane dai canali tradizionali e profondamente radicate nella vita reale delle comunità.


