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Sospesi tra Bruxelles e Mosca, l’Italia sceglie l’Europa: gli asset di Putin restano bloccati

Pubblicato: 12/12/2025 16:17

La complessa e delicata questione riguardante il destino degli attivi sovrani russi immobilizzati all’interno dell’Unione Europea è giunta a un momento cruciale. Dopo un periodo di incertezza e di cautela diplomatica che aveva lasciato planare il dubbio sulla sua reale intenzione, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni si è orientato verso un voto favorevole al regolamento proposto. Questo regolamento non è una decisione finale sull’utilizzo dei fondi, ma costituisce il primo e fondamentale passo per garantire che tali ingenti risorse finanziarie rimangano immobilizzate a tempo indeterminato. Questa misura è propedeutica all’obiettivo politico di alto livello di poterli eventualmente impiegare per finanziare un futuro “prestito di riparazione” in favore dell’Ucraina, un Paese devastato dal conflitto.

La votazione formale è in corso presso il Consiglio dell’Unione Europea, l’istituzione centrale che riunisce i rappresentanti dei governi dei ventisette Stati membri. La procedura è stata avviata e si concluderà alle ore 17h.

Un accordo politico precursore e le resistenze iniziali

La strada verso questa votazione non è stata priva di ostacoli o incertezze. Già nella giornata precedente, un accordo politico sulla sostanza del regolamento era stato faticosamente raggiunto dagli ambasciatori dei Paesi membri. La decisione cruciale in quella sede era stata quella di procedere al voto non all’unanimità, ma attraverso la maggioranza qualificata, sfruttando l’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Questo articolo è di particolare rilevanza poiché è specificamente legato alle misure emergenziali da adottare in caso di crisi economica grave. L’utilizzo di tale base giuridica sottolinea la percezione di urgenza e l’eccezionalità della situazione causata dalla guerra in Ucraina.

Nonostante l’accordo di principio, alcune significative riserve erano state espresse. In particolare, solo due nazioni, Ungheria e Slovacchia, hanno manifestato una netta opposizione all’adozione del regolamento. Tuttavia, anche due Paesi chiave, il Belgio e l’Italia, avevano espresso una riserva preliminare, pur senza opporsi esplicitamente.

La cautela del Belgio e il nodo degli Euroclear

La posizione di cautela del Belgio è particolarmente comprensibile e di natura prettamente finanziaria e di rischio. Il Belgio è, infatti, il paese che si espone maggiormente a potenziali rischi finanziari e legali derivanti da un eventuale utilizzo futuro e più aggressivo di questi attivi sovrani. La ragione di tale elevata esposizione risiede nel fatto che la stragrande maggioranza, ben 185 miliardi di euro, degli attivi russi bloccati si trova immobilizzata presso la società belga Euroclear, uno dei più grandi depositari centrali di titoli al mondo. Qualsiasi azione legale o contromisura russa a seguito di un’espropriazione o di un uso dei fondi colpirebbe primariamente e direttamente l’infrastruttura finanziaria ospitante.

L’attesa e la decisione di Roma

L’Italia, diversamente dal Belgio, non aveva fornito spiegazioni pubbliche dettagliate riguardo alla propria riserva iniziale. Fino all’ultimo, c’era stato un muro di silenzio diplomatico che aveva mantenuto alta l’attenzione sul suo voto. La procedura scritta, lanciata a mezzogiorno, ha rappresentato l’occasione per formalizzare la posizione del Paese.

Dopo ore di attesa, Roma si è infine convinta a esprimere un voto favorevole. Il cambiamento di rotta, o meglio la risoluzione della riserva, è avvenuto a seguito di importanti rassicurazioni ottenute in sede negoziale. La principale garanzia richiesta e ottenuta riguardava l’ambito di applicazione immediato del regolamento in discussione. Le autorità italiane hanno ricevuto la certezza che il provvedimento si limita strettamente a un congelamento degli attivi a tempo indeterminato. È stato chiarito che il regolamento non pregiudica né anticipa la decisione politica finale sul loro effettivo utilizzo, in particolare per il controverso progetto del prestito di riparazione per l’Ucraina.

Il prossimo passo: il Consiglio Europeo

Questa distinzione è cruciale e ha permesso al governo italiano di allinearsi con la maggioranza dell’Unione Europea in questa fase preliminare. La decisione finale sull’opportunità di utilizzare o meno gli attivi congelati per il finanziamento a Kiev, superando la semplice immobilizzazione, sarà demandata alla massima assise politica dell’Unione. Saranno infatti i capi di Stato e di governo dei Paesi membri, riuniti nel cruciale Consiglio Europeo in programma per i giorni 18 e 19 dicembre, a dover affrontare la scelta definitiva, ponderando le implicazioni legali, economiche e geopolitiche di una misura di tale portata. Il voto odierno è dunque un passaggio tecnico-giuridico che spiana la strada, ma la decisione strategica resta una scelta politica che richiederà l’impegno e il consenso dei leader europei.

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