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“Feci e batteri proprio lì”. Bimba di 2 anni si ammala gravemente, cosa ha mangiato

Pubblicato: 17/12/2025 15:24

In un luminoso pomeriggio, quello che doveva essere il momento culminante di una gita in famiglia si è trasformato nell’inizio di una tragedia silenziosa e inesorabile. Tra i sentieri inerpicati e l’aria frizzante della quota, una bambina di appena due anni ha assaggiato un piccolo pezzetto di prodotto artigianale, un gesto naturale e gioioso che i genitori hanno osservato con la serenità di chi si sente al sicuro nel cuore della natura.

Nessuno poteva immaginare che in quel boccone si nascondesse un nemico invisibile, capace di scatenare un’aggressione devastante all’interno di un organismo così piccolo, portando in pochi giorni il sorriso della piccola a spegnersi tra i monitor di un reparto di terapia intensiva, segnando per sempre il destino di un’intera famiglia.

Il dramma clinico della piccola vittima

Il calvario della bambina è iniziato pochi giorni dopo aver consumato un pezzetto di formaggio, identificato come una caciotta prodotta artigianalmente nella malga. Quello che sembrava un banale disturbo intestinale è degenerato in pochissimo tempo in una condizione clinica critica, portando i medici a diagnosticare la Sindrome emolitico uremica, nota anche con l’acronimo Seu. Questa patologia colpisce severamente il sangue e i reni, ma nel caso specifico ha causato anche una compromissione del quadro neurologico estremamente grave. La bambina è stata trasferita d’urgenza a Padova, dove i sanitari hanno dovuto procedere con l’intubazione e la ventilazione assistita per salvarle la vita. Nonostante gli sforzi del personale medico, i danni riportati sono stati definiti irreversibili, obbligando la piccola a un percorso di cure che non si è mai interrotto.

Le accuse mosse dalla procura di Trento

Il titolare dell’azienda agricola coinvolta, Igor Rizzardi, dovrà ora rispondere di una serie di reati che mettono sotto accusa l’intera gestione della sicurezza all’interno della sua attività. Tra i capi d’imputazione figurano le lesioni personali colpose gravissime, il commercio di sostanze alimentari nocive e la mancata osservanza del piano di autocontrollo Haccp. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il formaggio sarebbe stato contaminato dal batterio Escherichia coli, un microrganismo che può trovarsi nelle feci animali e che può diventare letale se introdotto nella catena alimentare senza i dovuti controlli igienici. Gli accertamenti tecnici hanno evidenziato una sovrapponibilità perfetta tra i ceppi batterici isolati nel corpo della vittima e quelli rinvenuti nei campioni di formaggio sequestrati all’interno della malga durante le ispezioni.

Le indagini condotte dai carabinieri del Nas hanno portato alla luce uno scenario di gestione considerato allarmante dal punto di vista sanitario. Sono state contestate complessivamente tredici irregolarità, tra cui l’assenza di acqua calda per la corretta sanificazione degli strumenti e dei locali, pavimentazioni non idonee e, soprattutto, la mancanza di recinzioni adeguate a protezione della sorgente d’acqua che riforniva la struttura. Questa omissione avrebbe permesso ai bovini di pascolare in prossimità della fonte, favorendo la contaminazione fecale dell’acqua utilizzata per la lavorazione dei prodotti caseari. Inoltre, è emerso che il titolare non avrebbe tenuto in considerazione un’analisi del latte crudo risalente a maggio 2023, la quale segnalava già una carica batterica fuori norma, decidendo comunque di proseguire con la produzione.

La linea difensiva del titolare

Nonostante il quadro accusatorio appaia solido agli occhi della Procura, la difesa di Igor Rizzardi si prepara a dare battaglia durante il dibattimento che inizierà il prossimo 30 marzo. L’avvocato difensore ha sottolineato come il suo assistito sia profondamente addolorato per la condizione della bambina, ma ha anche ribadito che la contestazione si basa su un collegamento causale che deve essere ancora dimostrato con certezza assoluta in aula. In particolare, la difesa punta sulla mancanza di una prova inoppugnabile che la bambina abbia effettivamente ingerito proprio quel pezzo di formaggio incriminato. Nel frattempo, le posizioni dei rappresentanti istituzionali locali sono state stralciate, lasciando il malgaro come unico imputato principale per quanto riguarda le responsabilità dirette sulla salute pubblica e sulla produzione alimentare della malga.

L’inchiesta ha avuto un impatto immediato anche sull’attività economica della zona, con il sequestro di circa 450 forme di formaggio e l’interdizione dell’uso dell’acqua della sorgente per fini potabili disposta dal Comune di Predaia. Questo intervento si è reso necessario per prevenire ulteriori casi di infezione, dato che la contaminazione era risultata diffusa in tutta la filiera produttiva della malga. La vicenda solleva questioni cruciali sulla sicurezza delle produzioni tipiche di montagna, dove il delicato equilibrio tra tradizione artigianale e rispetto delle rigide normative sanitarie europee deve essere garantito costantemente per tutelare i consumatori, specialmente quelli più fragili. Il processo di Trento servirà non solo a stabilire le colpe individuali, ma anche a fare luce sulle modalità di controllo del territorio in contesti così isolati.

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