
La situazione epidemiologica attuale descrive uno scenario di profonda preoccupazione che sta colpendo non solo l’Italia ma l’intero panorama internazionale. Il virologo Matteo Bassetti ha lanciato un monito chiaro riguardo la diffusione della cosiddetta influenza K, identificata tecnicamente come il ceppo H3N2, definendo il fenomeno come un vero e proprio tsunami influenzale o flunami. Questa ondata si distingue per una contemporaneità e un’imponenza mai registrate in precedenza, coinvolgendo massicciamente l’Europa, con nazioni come Inghilterra, Spagna, Portogallo, Germania e Svizzera in prima linea, ma estendendosi con vigore anche oltreoceano verso il Canada, il Messico e gli Stati Uniti. Persino in Bolivia il governo è stato costretto a dichiarare lo stato di allerta epidemiologica, a testimonianza di quanto il virus stia viaggiando rapidamente attraverso i continenti senza mostrare segni di rallentamento immediato.
L’aggressività delle polmoniti e il bersaglio polmonare
Il dato più allarmante riportato dagli esperti riguarda la gravità clinica dei casi che giungono nelle strutture ospedaliere. Non si tratta solamente di un aumento numerico dei contagi, ma di una maggiore aggressività del virus che colpisce in modo diretto l’apparato respiratorio profondo. Il primo bersaglio dell’influenza H3N2 è infatti il polmone, il che spiega la proliferazione di polmoniti gravi che stanno saturando i reparti di malattie infettive. Secondo le osservazioni mediche, la polmonite rappresenta la complicazione più temibile poiché può degenerare rapidamente, portando i pazienti più fragili verso la rianimazione o, nei casi più estremi, al decesso. In Italia questo incremento dei casi gravi è diventato significativo, segnalando una pressione crescente sul sistema sanitario nazionale che deve far fronte a una sintomatologia molto più severa rispetto alle stagioni influenzali passate.
Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal portale dell’Istituto Superiore di Sanità, i tassi di positività più elevati per l’influenza e il SARS-CoV-2 si riscontrano nella popolazione sopra i 65 anni, che rimane la categoria più esposta alle complicazioni fatali. Tuttavia, se si guarda all’incidenza generale, i numeri più alti appartengono alla fascia pediatrica tra gli zero e i quattro anni, dove si registrano circa 38 casi ogni mille assistiti. Negli ospedali la sorveglianza rileva che, oltre ai virus influenzali, circolano intensamente anche il Rhinovirus e i virus Parainfluenzali, creando un mix di patogeni respiratori che complica le diagnosi iniziali. A livello territoriale italiano, le regioni che stanno soffrendo maggiormente l’impatto di questa ondata sono l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Piemonte e la Sardegna, dove la circolazione virale ha raggiunto livelli di guardia.
Sintomi caratteristici e il fenomeno del doppio picco
Per distinguere questa specifica forma influenzale dalle comuni sindromi parainfluenzali, i medici pongono l’accento su due segnali inequivocabili: la durata prolungata e l’andamento termico. I sintomi quest’anno tendono a persistere molto più a lungo del solito, arrivando a coprire un arco temporale di sette, otto o anche nove giorni. Un elemento peculiare è il cosiddetto doppio picco febbrile: il paziente manifesta inizialmente una febbre molto alta, che può toccare i 39 o 40 gradi, seguita da un apparente miglioramento temporaneo. Tuttavia, dopo questo breve intervallo di benessere, la temperatura torna a salire bruscamente verso valori elevati. Questo andamento altalenante trae spesso in inganno i malati, portandoli a credere di essere guariti prima di una ricaduta che invece fa parte del decorso naturale dell’infezione da H3N2.
L’importanza fondamentale della vaccinazione preventiva
In un periodo dell’anno caratterizzato dalle festività natalizie e dalle riunioni familiari, la vaccinazione viene indicata come il miglior strumento di difesa a disposizione della collettività. L’obiettivo primario del vaccino non è necessariamente quello di impedire il contagio in senso assoluto, ma di evitare che la malattia si manifesti in forma grave. Essere vaccinati significa ridurre drasticamente le probabilità di sviluppare le polmoniti sopra citate e di finire in terapia intensiva. Anche qualora si dovesse contrarre l’influenza nonostante la somministrazione, il decorso risulterebbe molto più gestibile e meno pericoloso per la vita. Per tale ragione, gli esperti consigliano di includere la profilassi vaccinale tra le priorità del periodo, specialmente per chi vive a stretto contatto con persone anziane o soggetti immunodepressi.
Un aspetto cruciale per affrontare correttamente la malattia riguarda l’uso consapevole dei farmaci antipiretici. Esiste un errore comune che consiste nell’assumere il paracetamolo a orari fissi, ad esempio ogni otto ore, indipendentemente dalla temperatura corporea effettiva. Il virologo Bassetti chiarisce che questo approccio è scorretto e potenzialmente controproducente. Il paracetamolo deve essere utilizzato solo quando la febbre supera una determinata soglia critica, indicativamente i 38 o 38,5 gradi. L’uso improprio dei farmaci può mascherare l’evoluzione della malattia o sovraccaricare l’organismo inutilmente, mentre una gestione mirata basata sull’effettiva necessità permette di monitorare meglio l’andamento del doppio picco e di intervenire solo quando il malessere diventa invalidante o rischioso per la stabilità del paziente.


