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“Genova, 11/09/2014”. Garlasco, documento shock: spunta dopo 11 anni

Pubblicato: 19/12/2025 13:15

L’udienza conclusiva dell’incidente probatorio ha chiuso una delle fasi più delicate e osservate del nuovo filone investigativo legato al delitto che da quasi due decenni continua a interrogare la giustizia italiana. In aula, a porte chiuse e nel rispetto del segreto camerale, si è discusso di dati tecnici, confronti scientifici e interpretazioni che, ancora una volta, hanno riacceso l’attenzione su una vicenda mai davvero archiviata nell’opinione pubblica.

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Il confronto tra periti e parti si è svolto in un clima teso ma composto, con ogni parola pesata e ogni passaggio analizzato nel dettaglio. La sensazione, condivisa da più osservatori, è stata quella di trovarsi davanti a un momento cruciale, non tanto per un colpo di scena immediato, quanto per le possibili conseguenze future delle valutazioni emerse. La genetica forense, ancora una volta, si è confermata il terreno più complesso e controverso.

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Da una parte le attese della procura, chiamata a sostenere la solidità delle nuove indagini, dall’altra le difese, pronte a cogliere ogni elemento utile a ridiscutere certezze che in passato sembravano ormai consolidate. L’udienza, pur senza clamori esterni, ha mostrato quanto il caso continui a essere un equilibrio fragile tra scienza, diritto e memoria giudiziaria.

È in questo contesto che, nel corso della discussione tecnica, l’attenzione si è concentrata su materiali di analisi e documentazione storica, richiamati per chiarire passaggi chiave delle perizie. Un lavoro di ricostruzione che ha riportato indietro nel tempo, agli anni successivi al delitto, quando altri esperti erano stati chiamati a esprimersi sugli stessi reperti.

Solo nella seconda parte dell’udienza è emerso con maggiore chiarezza l’elemento che ha attirato più commenti tra i presenti. Un foglio di lavoro risalente al 2014 sarebbe spuntato durante l’udienza conclusiva dell’incidente probatorio di ieri, giovedì 18 dicembre, su Andrea Sempio. Quest’ultimo è indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi, la 26enne trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto del 2007. Il documento, per alcuni dei presenti all’udienza sarebbe stato estratto a sorpresa dalla genetista Denise Albani; per altri invece sarebbe stato già allegato alla perizia depositata lo scorso 3 dicembre, tra il materiale recuperato sul lavoro del precedente perito.

Il verbale in questione sarebbe datato “Genova, 11/09/2014” e sarebbe stato redatto dal professor Francesco De Stefano nell’ambito della perizia genetica nel processo di appello-bis a Stasi, ex fidanzato della vittima nonché unico condannato per il delitto. A catturare l’attenzione, come si legge sul Giorno, sarebbe stato un passaggio in particolare, che recita: “Due tracce mostrano un profilo Y comparabile mentre nella terza il profilo è di un Y diverso”. Una comparabilità che invece alla fine della perizia era stata esclusa, per il dato non consolidato nelle repliche.

Quel passaggio, letto oggi alla luce delle nuove analisi, ha alimentato interpretazioni diverse tra le parti. Per alcuni si tratta di una nota tecnica priva di effetti concreti, per altri di un elemento che conferma quanto il lavoro genetico di quegli anni fosse attraversato da margini di incertezza. Un dettaglio che, seppur non determinante da solo, contribuisce a delineare la complessità del quadro probatorio.

Alla fine dell’udienza, comunque, tutte le parti si sono dette soddisfatte. Ognuna per motivi diversi. L’unica a non aver rilasciato dichiarazioni è la procura di Pavia, che dalla perizia però avrebbe ottenuto le conferme sull’attribuzione riconducibile all’indagato del Dna repertato sulle unghie della vittima. Un risultato che, secondo gli inquirenti, rafforzerebbe l’impianto accusatorio costruito negli ultimi mesi.

La difesa di Stasi, invece, è soddisfatta per la “esclusione” di una corrispondenza col Dna dello stesso Stasi, che invece nel processo di appello-bis non era stata ottenuta anche se quel Dna non era comunque stato utilizzato come prova. Per la difesa dell’indagato Sempio, poi, è stato un ottimo risultato aver ottenuto dalla genetista Denise Albani le attese precisazioni sulle “criticità” già emerse nella perizia. Mentre per i legali della famiglia Poggi l’unica vera novità emersa dalle nuove analisi è il Dna di Stasi sulla cannuccia dell’Estathé. Un mosaico di letture diverse che conferma come, anche a distanza di anni, ogni tassello continui a pesare in modo diverso a seconda dello sguardo di chi lo osserva.

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