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“Non ho altra scelta”. Garlasco, l’avvocato di Andrea Sempio si difende a Mattino Cinque

Pubblicato: 22/12/2025 13:17

Il caso Garlasco torna al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la discussione si riaccende in tv e sui social, tra nuove letture delle analisi genetiche, interpretazioni divergenti e tensioni tra difesa e commentatori. Il tutto è approdato negli studi di Mattino Cinque, dove si è cercato di fare chiarezza sulla discussa perizia Albani e sul ruolo di Andrea Sempio nell’inchiesta.

Al centro del dibattito, la rappresentazione del lavoro dei periti, le modalità con cui vengono raccontate le analisi del DNA e il confine, sempre più sottile, tra approfondimento giudiziario e spettacolarizzazione del processo mediatico.

Il confronto a Mattino Cinque sulla perizia Albani

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La discussione sul caso Garlasco si è accesa durante un segmento condotto da Francesco Vecchi, in sostituzione di Federica Panicucci, impegnata nella preparazione dei suoi appuntamenti televisivi per le feste. Sin dall’inizio, il focus è stato sulle conclusioni contenute nella perizia Albani, diventata il fulcro di letture opposte e di un acceso confronto tra esperti.

L’intervento dell’avvocato Cataliotti in diretta

In collegamento, l’avvocato Cataliotti, legale di Andrea Sempio, ha preso la parola con toni molto chiari, contestando quella che ritiene una narrazione distorta del lavoro svolto dalla consulente. Il suo obiettivo: riportare il dibattito sui dati tecnici della perizia e ridimensionare alcune certezze che, a suo dire, non trovano riscontro negli atti.

Francesco Vecchi conduce il segmento su Garlasco a Mattino Cinque

DNA misto e banche dati limitate: cosa dice la difesa

Cataliotti parte da quello che definisce l’unico atto realmente “contraddittorio” agli atti, cioè la perizia della dottoressa Albani. “Parto dalla presentazione dell’unico atto contraddittorio, che è la perizia della Dottoressa Albani, che spiego come sia stata rappresentata in modo totalmente distorto”, afferma in diretta.

Da qui entra nel dettaglio delle analisi genetiche, evidenziando la natura del campione esaminato: “Per prima cosa il DNA è misto, è lasciato quindi da almeno due persone. È degradato, e questo viene detto 14 volte nella perizia”. Per il legale, questo punto sarebbe spesso sottovalutato nel racconto mediatico, così come il tema della comparazione genetica.

Le critiche al metodo di comparazione del DNA

Cataliotti richiama infatti un altro passaggio per lui decisivo: “I due picchi possono essere sbagliati, e la comparazione è stata fatta con banche dati molto scarse”. Su questo insiste più volte: “Questa cosa non l’ha detta nessuno”. Secondo la difesa, l’analisi sarebbe stata condotta utilizzando un esame biostatistico basato su banche dati parziali, elemento che, a suo dire, ridimensiona il valore delle conclusioni sulla compatibilità genetica.

Immagine di Chiara Poggi legata al caso Garlasco

La compatibilità con la linea familiare di Sempio

Nel corso del collegamento emerge anche il riferimento a un confronto diretto tra il legale e la consulente tecnica. “Io ho chiesto alla dottoressa Albani se una banca dati compatibile a Garlasco o Pavia avrebbe dato dei risultati più provanti, lei ha risposto ’Si’”, racconta Cataliotti.

Da questa risposta nasce una delle contestazioni principali della difesa, legata alla presunta compatibilità genetica riconducibile ad Andrea Sempio. “E non è vero neanche che con quel risultato one shot si sia rivenuta una compatibilità con Sempio e la sua linea parentale”, incalza l’avvocato.

La scala di compatibilità e i limiti indicati nella perizia

Cataliotti sottolinea poi un altro dato tecnico: la scala utilizzata per valutare la compatibilità sarebbe articolata su cinque livelli e “Nel caso di Sempio si ferma solo al secondo punto”. A sostegno della sua tesi richiama le stesse conclusioni della dottoressa Albani: “Albani chiude la perizia dicendo che comunque non si potrebbe dire come, dove e quando sia stato lasciato quel materiale, e neanche se da contatto diretto o indiretto”. Un punto, questo, che la difesa ritiene cruciale per ridimensionare ogni lettura definitiva del dato genetico.

Foto di Alberto Stasi collegata al caso Garlasco

Il botta e risposta tra Cataliotti e Bolzan

Con il passare dei minuti, il confronto in studio si fa più serrato. Francesco Vecchi prova a riportare il dibattito su un binario ordinato, mentre in collegamento interviene l’avvocata Flaminia Bolzan. Da parte sua, Bolzan riconosce alcune criticità del lavoro peritale, ma invita a non dimenticare il ruolo della magistratura e degli inquirenti.

“E’ vero che la perizia dice che non è possibile stabilire se il dna sia sopra o sotto le unghie, però la procura sta effettivamente facendo il suo lavoro, e ritengo che attualmente la procura stia anche mantenendo un certo riserbo rispetto alla diffusione di determinati elementi”, osserva Bolzan, richiamando il quadro più ampio dell’indagine.

“L’interpretazione la dà la Cassazione”

La replica di Cataliotti è immediata e punta a ribadire i paletti giuridici: “Poi l’interpretazione la da la cassazione”, sottolinea il legale, rivendicando il ruolo della giurisprudenza nel dare un senso ai dati tecnici.

Bolzan precisa di non voler attaccare il collega, ma formula una domanda diretta: “C’è un dato che è riconducibile alla linea patrilineare di Sempio? Si”. La risposta dell’avvocato di Sempio è altrettanto netta: “Non è detto”. Quando Bolzan insiste sostenendo che questo elemento risulterebbe dalla perizia, Cataliotti ribatte: “No, è scritto il contrario, basta leggerlo. Può trattarsi di un risultato sbagliato”. Un vero e proprio scontro interpretativo, che mette in luce quanto il DNA sia diventato terreno di conflitto anche mediatico.

Dalla tecnica al caso mediatico: il video al ristorante

Nella parte finale del segmento televisivo, la discussione si sposta dal piano strettamente tecnico a quello dell’immagine pubblica e dei social. Vecchi mostra il video social che ha alimentato nuove polemiche, in cui si vede l’avvocato Cataliotti riprendere al ristorante il pool difensivo di Sempio. Un contenuto che ha scatenato critiche e commenti, accusato da alcuni di essere fuori luogo rispetto alla delicatezza del caso Garlasco.

Il legale, però, respinge questa lettura e chiarisce la sua posizione: “Partiamo dal presupposto che non si debba offendere, era solo una storia, non un real o un post”, specifica, rivendicando la spontaneità del gesto e ridimensionando la portata del video.

La difesa del legale: “Ho una vita social molto attiva”

Cataliotti si definisce utente abituale dei social network: “Io ho una vita social molto attiva. Era l’ultima occasione in cui ci saremmo visti in questi giorni noi, provenienti da quattro parti diverse d’Italia”, spiega, motivando così la scelta di condividere quel momento di convivialità.

Alle critiche risponde senza giri di parole, parlando di tifo schierato contro il suo assistito: “Si è offesa la tifoseria avversaria contro Sempio”, afferma, aggiungendo che questo, dal suo punto di vista, non lo riguarda. Il bersaglio diventano dunque gli attacchi personali e le letture maliziose del suo comportamento.

“Ci vediamo in tribunale”: la minaccia di azioni legali

Nel finale, il tono dell’avvocato si fa ancora più duro, soprattutto verso gli insulti ricevuti online dopo la diffusione del video. La chiusura è affidata a parole dure sugli attacchi ricevuti online, che per il legale hanno superato il limite della critica legittima.

“È vergognoso che ci sia gente che insulti sui social perché io rappresento un momento di video privata ai miei amici”, dice in diretta. Poi lancia quello che suona come un vero avvertimento: “Troveranno la giusta risposta in sede giudiziaria, chi vuole offendere offenda, ci vediamo in tribunale”, spiegando di non avere altra scelta per arginare quella che considera una deriva inaccettabile.

Un caso che continua a dividere l’opinione pubblica

L’intervento a Mattino Cinque conferma come il caso Garlasco continui a essere una ferita aperta, capace di riaccendere polemiche e schieramenti ogni volta che emergono nuovi elementi o nuove letture delle prove. Non solo indagini e perizie: attorno al processo si muove un vero e proprio processo mediatico, fatto di talk show, social network, tifoserie contrapposte.

Tra analisi tecniche, interpretazioni giuridiche, video virali e minacce di azioni legali, la vicenda dimostra ancora una volta quanto sia sottile il confine tra cronaca giudiziaria e spettacolo, e quanto la narrazione di casi complessi come quello di Garlasco resti, ancora oggi, un terreno delicato e profondamente divisivo.

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