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“Agguato inaudito!”. Il campione italiano sconvolto: cosa gli è successo

Pubblicato: 23/12/2025 08:44

Dalla mitologia del ciclismo eroico alle cronache nere della strada. Quello che è accaduto domenica mattina in Val d’Adige non è solo un episodio di violenza gratuita, ma l’ennesimo segnale di un clima sempre più ostile nei confronti dei ciclisti che si allenano sulle strade italiane. Un fatto grave, che scuote il mondo del ciclismo dilettantistico e riporta al centro il tema della sicurezza stradale.
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Un gruppo di giovani atleti della Sc Padovani Polo Cherry Bank, formazione dilettantistica guidata da Alessandro Petacchi, è stato preso di mira lungo la SS12, nei pressi di Dolcè, mentre svolgeva una regolare sessione di allenamento. Un’auto scura, probabilmente una Bmw, ha affiancato il gruppo in fase di sorpasso. Dal finestrino abbassato sono partiti due colpi esplosi con una pistola a salve. Un gesto improvviso, incomprensibile, che ha trasformato una mattinata di sport in un incubo.

Lo shock dei corridori e il racconto di Alessandro Petacchi

Per i ragazzi coinvolti si è trattato di uno shock vero e proprio. A raccontarlo è lo stesso Petacchi, ex campione e oggi team manager, volto noto anche come opinionista televisivo. L’ex velocista sottolinea la gravità dell’episodio, evidenziando come le conseguenze avrebbero potuto essere ben più drammatiche se l’arma fosse stata carica con munizioni vere. Un dettaglio che rende l’accaduto ancora più inquietante e che sposta l’episodio dal piano della bravata a quello di un potenziale fatto di sangue.

Rientrati alla base, al Veronello Resort, la squadra ha raccolto testimonianze, immagini e racconti dei corridori per procedere immediatamente con una denuncia ai carabinieri di Dolcè. Un atto dovuto, ma che lascia aperta una ferita più ampia: quella di una convivenza sempre più difficile tra automobilisti e ciclisti.

Un episodio che si inserisce in una lunga scia di pericoli

Il caso della Sc Padovani Polo Cherry Bank non è isolato. Lo stesso Petacchi ricorda come, solo pochi mesi prima, un altro giovane atleta della squadra fosse rimasto vittima di un investimento da parte di un pirata della strada. Episodi diversi, ma uniti da un filo comune: la vulnerabilità di chi pedala e la crescente insofferenza di una parte degli automobilisti.

Il paradosso emerge con forza se si guarda al recente aggiornamento del codice della strada. Lo scorso aprile è stato modificato l’articolo 9, introducendo una semplificazione delle procedure per l’attività sportivo-agonistica su strada. Le nuove regole consentono ai ciclisti di procedere affiancati, fino a un massimo di dieci elementi, rendendo più chiaro il quadro normativo. Una norma che tutela chi pratica ciclismo, ma che sembra ancora poco conosciuta o, peggio, ignorata.

Tra norme e intolleranza: il nodo della sicurezza stradale

Il punto, secondo Petacchi, non è solo la legge, ma la cultura della strada. Molti automobilisti dimostrano una scarsa conoscenza delle regole e una crescente intolleranza verso i ciclisti. Invece di segnalare il sorpasso in modo corretto, con il clacson o mantenendo la distanza di sicurezza, si arriva a gesti estremi e pericolosi. Sparare, anche a salve, è un atto che supera ogni limite e che espone chi pedala a un rischio psicologico e fisico enorme.

La Federciclismo ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile e di mettere a disposizione i propri legali per tutelare i corridori coinvolti. Un segnale forte, che punta a ribadire come la violenza sulle strade non possa essere tollerata e come la pratica del ciclismo, a ogni livello, debba essere protetta.

Quello avvenuto in Val d’Adige non è solo un fatto di cronaca, ma un campanello d’allarme. Dietro quei colpi esplosi da un’auto in corsa c’è il rischio concreto che la strada diventi un luogo sempre meno sicuro per chi sceglie la bicicletta. Un rischio che il mondo del ciclismo, e non solo, non può più permettersi di ignorare.

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