
Una joint venture franco-russa pronta a produrre combustibile nucleare nel cuore dell’Unione europea sta sollevando forti tensioni politiche e istituzionali. Al centro del caso, raccontato da un’inchiesta di Politico, c’è lo stabilimento di Lingen, nella Germania nord-occidentale, dove una società controllata dallo Stato francese dovrebbe avviare la produzione utilizzando componenti forniti da un’azienda statale russa.
Il progetto arriva in un momento particolarmente delicato: l’Ue punta a tagliare ogni dipendenza energetica dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, ma allo stesso tempo considera il nucleare essenziale per l’uscita dai combustibili fossili.
Il progetto di Lingen e il ruolo di Framatome e Rosatom
L’impianto sarebbe gestito da Framatome, controllata del gruppo energetico statale francese EDF, mentre i componenti chiave verrebbero forniti da TVEL, società del colosso nucleare Rosatom, direttamente controllato dal Cremlino. Formalmente TVEL non parteciperebbe alla gestione dell’impianto, ma il suo contributo tecnologico è ritenuto indispensabile.
Il combustibile di progettazione russa è attualmente utilizzato da 19 reattori nucleari di epoca sovietica in cinque Paesi dell’Ue e da altri 15 reattori in Ucraina, rendendo la questione particolarmente sensibile sul piano geopolitico.
Sicurezza energetica o rischio strategico: il precedente Gazprom e i timori tedeschi
Secondo Framatome, l’operazione sarebbe fondamentale per la sicurezza energetica europea, perché consentirebbe nel tempo di ridurre la dipendenza dal combustibile russo. Una tesi sostenuta apertamente dal governo francese, fino al presidente Emmanuel Macron, che avrebbe appoggiato l’iniziativa nelle interlocuzioni con Berlino.
Ma in Germania il dossier divide. Le autorità federali e regionali temono rischi di spionaggio, interferenze e sabotaggi, soprattutto alla luce della precedente dipendenza tedesca dal gas russo. La decisione finale spetta al Ministero dell’Ambiente della Bassa Sassonia, che dovrebbe pronunciarsi nelle prossime settimane.
Il ministro dell’Ambiente regionale, Christian Meyer, ha richiamato apertamente il precedente di Gazprom, che nel 2015 ottenne il controllo di importanti siti di stoccaggio del gas in Germania, tra cui quello di Rehden. Durante la crisi energetica del 2021, la riduzione delle forniture russe trasformò quella scelta in un fattore di vulnerabilità strategica.
“Ora rischiamo di ripetere lo stesso errore con Rosatom, concedendole accesso a una tecnologia nucleare sensibile”, ha avvertito Meyer, parlando di un Paese che si considera ormai “praticamente in guerra” con il regime di Vladimir Putin.
I dubbi degli esperti sulla sicurezza nazionale
Una relazione tecnica del 2023, commissionata dal governo federale tedesco, ha messo in guardia contro i rischi legati alla cooperazione con Rosatom a Lingen. Tra le criticità segnalate figurano interferenze operative, influenza sulle decisioni di sicurezza, raccolta di informazioni riservate e spionaggio industriale.
Sulla base di quel rapporto, le autorità della Bassa Sassonia hanno chiesto nuove valutazioni alle agenzie federali, aggiornate anche alla luce delle più recenti informazioni di intelligence.
Framatome sostiene che il progetto porterebbe a una soluzione “100% europea” nel medio periodo. Il piano prevede una fase iniziale basata su tecnologia russa, affiancata dallo sviluppo di un design proprietario, con l’obiettivo di rendere l’Europa autonoma entro il 2035.
Nel frattempo, l’azienda francese punta a rifornire reattori in Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Slovacchia e Ungheria, anche attraverso un secondo stabilimento a Romans-sur-Isère, in Francia.
Pressioni politiche e attività di lobbying. L’assenza di sanzioni Ue sul nucleare russo
Secondo Politico, Framatome ha intensificato l’attività di lobbying a Berlino, affidandosi alla società Berlin Global Advisors, che annovera consulenti con forti legami con CDU, SPD e ambienti russi. Parlamentari tedeschi avrebbero ricevuto inviti a visitare l’impianto di Lingen, mentre incontri informali si sarebbero svolti anche con esponenti dei Verdi, tradizionalmente contrari al progetto.
La Cancelleria federale ha ammesso contatti con Framatome e i suoi consulenti, definendoli però puramente informativi.
A rafforzare la posizione francese c’è un dato politico chiave: l’Unione europea non ha ancora imposto sanzioni dirette all’industria nucleare russa. La Commissione Ue ha ribadito l’obiettivo di eliminare gradualmente tutta l’energia russa, annunciando misure anche sul nucleare nell’ambito del piano REPowerEU, ma senza tempi certi. Nel frattempo, Framatome beneficia anche di finanziamenti europei, tra cui un contributo da 10 milioni di euro, destinato allo sviluppo di alternative al combustibile russo.
Un dossier aperto che divide l’Europa
La decisione su Lingen resta sospesa, ma il caso evidenzia una frattura strategica dentro l’Ue: da un lato la necessità di garantire continuità energetica, dall’altro il timore di aprire le porte a Mosca in un settore considerato altamente sensibile. Un equilibrio complesso, che rischia di trasformare un progetto industriale in un test politico e geopolitico per l’intera Unione europea.


