
Venezuela, dietro l’impianto accusatorio costruito dagli Stati Uniti contro Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores potrebbe esserci un testimone chiave capace di rafforzare in modo decisivo il caso giudiziario. Un nome che torna con insistenza nei dossier e nelle ricostruzioni dei media americani è quello di Hugo Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare venezuelana, figura centrale dell’apparato chavista per oltre vent’anni.
Carvajal, noto negli ambienti militari con il soprannome di “El Pollo” (in alcune fonti ribattezzato anche Gallo Pinto), è stato uno dei personaggi più potenti e riservati del Venezuela. Ex direttore dei servizi segreti militari, è stato per lungo tempo braccio destro di Hugo Chávez, partecipando già nel 1992 al fallito golpe che lanciò la carriera politica dell’ex presidente.
Con la vittoria elettorale di Chávez nel 1998, Carvajal è entrato stabilmente nei gangli del potere, mantenendo un ruolo di primo piano anche sotto la presidenza di Maduro, fino alla rottura definitiva nel 2019.
Dal regime chavista all’opposizione
Il punto di svolta arriva con il collasso economico del Paese. Nel 2019 Carvajal rompe pubblicamente con Maduro, si schiera con l’opposizione e accusa il presidente di aver tradito il progetto chavista. La risposta del regime è immediata: destituzione, accuse di tradimento e la necessità di fuggire all’estero.
L’ex capo dell’intelligence trova rifugio in Spagna, ma viene arrestato dopo una lunga caccia internazionale ed estradato negli Stati Uniti, dove è incriminato per narcotraffico e associazione criminale.
Il Cartello de Los Soles e le accuse di narcotraffico
Secondo l’accusa americana, Carvajal sarebbe stato uno dei vertici del Cartello de Los Soles, l’organizzazione che avrebbe gestito per anni il traffico di cocaina con la complicità di alti ufficiali delle forze armate venezuelane. Un sistema che, sempre secondo i magistrati statunitensi, garantiva protezione logistica e istituzionale ai grandi cartelli della droga, dal Messico agli Stati Uniti.
Le accuse contestate a Carvajal sono sostanzialmente le stesse oggi rivolte a Maduro, un elemento che rafforza l’ipotesi di un legame diretto tra i due procedimenti giudiziari.
Il patteggiamento e il possibile ruolo da supertestimone
Nel giugno scorso Carvajal si è riconosciuto colpevole di reati che prevedono anche l’ergastolo. Tuttavia, la sua sentenza non è ancora stata emessa. Un dettaglio che, secondo diversi analisti legali citati dalla stampa americana, rappresenta un segnale tipico di un patteggiamento strategico.
Nei processi contro le grandi organizzazioni criminali, il rinvio della condanna è spesso legato alla disponibilità dell’imputato a testimoniare contro figure di livello superiore. Una dinamica già vista nel 1989 nel caso di Manuel Noriega, il dittatore panamense arrestato dagli Stati Uniti anche grazie alle testimonianze dei suoi ex alleati.
Un testimone che conosce i segreti del potere
Carvajal conosce in profondità meccanismi, uomini e reti del potere venezuelano. Secondo alcune ricostruzioni, potrebbe aver fornito informazioni non solo sui traffici illeciti, ma anche sulle abitudini di vita e sui sistemi di sicurezza di Maduro, elementi che avrebbero contribuito alla riuscita del blitz che ha portato alla sua cattura.
Se chiamato a deporre davanti al tribunale federale di New York, l’ex capo dell’intelligence rischia di diventare il perno dell’accusa contro l’ex presidente venezuelano, trasformando un processo politicamente controverso in un caso giudiziario molto più solido sul piano probatorio.


